L’etimologia del nome Oronzo è incerta. Potrebbe significare “risorto” oppure “veloce, agile”.

 

 

Nel sec. XVI, dopo la Controriforma, il costo delle medagliette devozionali divenne accessibile a molti e questo portò un notevole sviluppo della produzione artigianale delle stesse. Oltre ad essere indossate, iniziarono ad essere accorpate alle corone dei rosari determinando e fissando i rapporti tra pratiche devozionali, confraternite e santuari.

 

Anche il movimento culturale “Valori e Rinnovamento” presieduto da Wojtek Pankiewicz, condivide la proposta dell’arcivescovo Michele Seccia di collocare, una volta terminati i lavori di restauro, l’antica statua di Sant’Oronzo nel Sedile della piazza simbolo della città dedicata al patrono.

 

Maestoso, imponente, meraviglioso. È con grande commozione che ammiriamo la celebre statua di Sant’Oronzo, ospitata nell’androne di Palazzo Carafa, ora che le fatiche della restauratrice Elisabetta Palmiero (LEGGI QUI) e dei suoi collaboratori possono dirsi pressoché concluse per la facciata anteriore.

 

Ha destato un certo interesse, fra i cultori di studi oronziani, il trasporto a Lecce della statua argentea ostunese di Sant’Oronzo, destinata ad essere sottoposta ad un intervento di recupero (LEGGI QUI).

 

Dopo l’evento dello scorso giugno (LEGGI QUI), la comunità di Ostuni punta a riscoprire un’altra pagina della propria storia attraverso il restauro della bellissima statua argentea del patrono.

 

 

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