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È calato il sipario sulla festa dei santi patroni Oronzo, Giusto e Fortunato, quest'anno resa ancor più solenne dall'indizione del giubileo oronziano nel bimillenario della nascita del primo vescovo leccese.

 

 

 

È calato il sipario su questi giorni di grazia con una solenne celebrazione presieduta dal vescovo emerito di Rreshën mons. Cristoforo Palmieri e trasmessa in diretta su Portalecce (GUARDA), Telerama e Telesalento.

Ricca di spunti di riflessione, l'omelia del vescovo (LEGGI IL TESTO INTEGRALE) ha subito dato l'orizzonte nel quale vivere la festa dei santi che per un credente è richiamo continuo a riscoprire la propria vocazione battesimale.

Ha asserito: " I santi, infatti, non sono statue da portare in giro o da celebrare con luminarie, fuochi d'artificio, luna park e bancarelle, e proprio in occasione del ricordo annuale del loro gioioso transito da questo mondo al Padre, gioioso anche se avvenuto con spargimento di sangue, perché frutto della fede che cambia la vita, lo sguardo sul mondo, le relazioni fraterne, ma soprattutto i rapporti filiali con un Dio che ama e vuole solo la gioia dei suoi figli. I santi li si ricorda perché ne nasca una sempre più grande ammirazione e desiderio di imitazione che va accolto e realizzato".

La chiave interpretativa di tale progettualità di vita, i santi martiri leccesi l'hanno saputa scorgere nell'evento del martirio non inteso come solo spargimento di sangue ma come testimonianza della loro adesione a Cristo.

Ancora Palmieri: "Ma cosa prendere di più prezioso dalla testimonianza di fede dei nostri patroni, se non proprio la loro fede, quella vissuta e testimoniata fino al martiro, quella che fu trasmessa da Fortunato e accolta da Oronzo? Il nostro arcivescovo, in uno dei suoi discorsi in occasione dei festeggiamenti in loro onore, ebbe a dire che bisognava seriamente viverli come occasione non solo di coesione civile, o anche di comunione ecclesiale, ma con un serio esame del nostro passato e, alla luce del presente, programmare il nostro futuro....

E da dove cominciare se non da ciò che rende più gloriosi i nostri Patroni se non il loro martirio, segno il piu efficace della loro fede, di fede viva, profonda e feconda perchè proprio da questa fede che li sostenne fino allo spargimento del sangue, nasca in noi la voglia, direi la brama di imitarli, di essere, come loro, veri cristiani di cui il mondo di oggi ha particolarmente, se non urgente, bisogno?".

È questo il germe da tramandare anche alle nuove generazioni, spesso chiuse nei propri pregiudizi, incapaci di aspirare ai valori veri e dunque insensibimente cieche nel vedere Cristo che invita a vita nuova.

Ecco il richiamo paterno del presule: "Da credenti veri, e cioè credibili, impegniamoci, e sia questo uno dei primari impegni per programmarci e operare un mondo nuovo, una società nuova, una Chiesa nuova, giovane....

Come sono tristi i nostri incontri senza la gioiosa e calda loro partecipazione; che speranza può avere anzi una chiesa senza giovani, senza fututo? Uniamoci tutti in questo principale impegno della nostra Chiesa diocesana a favore dei giovani, degli adolescenti. Sono il nostro presente e il nostro domani; torniamo ad essere loro punti di riferimento sicuro nelle loro crisi attuali e nella ricerca di un domani migliore del presente, e questo con amore, ascolto, senza stancarci nè condanna alcuna".

Al termine della celebrazione, l'antico inno del Te Deum è stato auspicio di una comunità che, cantando la sapienza dei santi, ha ringraziato il Datore di ogni dono per l'esempio fulgido di fede a cui ispirare i propri cammini di battezzati.

 

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