0
0
0
s2sdefault

La statua di Sant’Oronzo in piazza fu realizzata a Venezia, ma su modello di Mauro Manieri, a cui si deve quindi per intero la paternità artistica dell’opera.

 

 

 

Mauro Manieri (1687-1743/44) è stato il leader indiscusso dell’architettura salentina nel primo ‘700, oltre che scultore e pittore. Per restare alla produzione scultorea, nel 1717, come narra Giuseppe Cino nel Notiziario di Lecce (1656-1719), elaborò il modello della statua di Sant’Irene, che orna il portale della chiesa omonima. Nel 1720 progettò la facciata del seminario di Brindisi, per la quale previde otto statue raffiguranti le Arti.

Nel 1722, alla morte di Giuseppe Cino, subentrò nei lavori di completamento della chiesa del Carmine, disegnando i sei altari della navata e le statue della facciata. (M. Paone, 1971)

Dal 1724 attese ai lavori della chiesa delle Alcantarine a Lecce (completata nel 1744), considerata il suo capolavoro, e di cui curò l’intero apparato scultoreo. (M. Paone, 1971)

Negli anni Trenta sviluppò un interesse crescente per la cartapesta, che abbinò alla terracotta e ad altri materiali: nei sei ovali a rilievo realizzati per la chiesa di Sant’Angelo a Gallipoli e nell’altorilievo raffigurante San Michele Arcangelo che abbatte il demonio, per l’altare omonimo della chiesa del Carmine a Lecce. In entrambi i casi, oltre a progettare gli interventi, svolse soprattutto un ruolo di coordinamento. (cfr.  R. Casciaro, 2008)

Non solo concepite, ma interamente eseguite per sua mano, sono invece le tre statue in cartapesta che egli realizzò per la chiesa di San Francesco della Scarpa a Lecce: la Beata Michelina, Santa Elisabetta e San Ludovico da Tolosa (oggi al Museo provinciale di Lecce). Qui l’autore interpreta la tecnica della cartapesta in maniera assolutamente personale e originale, esaltandone i caratteri di movimento e di leggerezza (cfr. R. Casciaro, 2008)

Nel 1737, andata distrutta la statua di Sant’Oronzo, posta sulla colonna, in piazza dei Mercanti, a causa di un incendio provocato da un fuoco d’artificio, Mauro Manieri ricevette l’incarico, da parte del sindaco Pascale Consiglio, di preparare il modello per una nuova statua, da inviare a Venezia.

Le vicende di cui si parla sono note e raccontate con ricchezza di particolari e un po’ di comprensibile enfasi da Francesco Antonio Piccini nelle Notizie di Lecce (1723-1779).

Il bastimento veneziano che trasportava il modello, assieme alla testa e alla mitra, scampate all’incendio, naufragò in Adriatico. L’equipaggio riuscì a mettersi in salvo e le sacre effigi giunsero indenni sino al lido di Ragusa in Dalmazia.

Per iniziativa del sindaco Celestino Rolli, fu chiesto a Manieri di preparare un nuovo modello, che fu inviato ancora a Venezia. La statua di Sant’Oronzo giunse felicemente nel porto di San Cataldo nell’estate del 1739. Il trasferimento a Lecce, il corteo trionfale in città fino all’arrivo in piazza, il sollevamento della statua sulla sommità della colonna, i festeggiamenti di popolo, tutto è descritto con cura da Piccinni.

Il cronista conclude il racconto con la descrizione tecnica dell’opera: La surriferita statua dalla parte di dentro è composta di travoni ben grossi impigiati e dalla parte di fuori impellicciata di lamine di rame rossa ben inchiodata e tinta color di bronzo.

 

Forum Famiglie Puglia