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Alla fine si tratterà di un vero appuntamento con la storia. Dopo opportune valutazioni ed accurati esami diagnostici da parte di un pool di esperti (sono state coinvolte l’Università del Salento, La Sapienza di Roma ed il Politecnico di Torino) il restauro della statua del santo patrono condotto dalla ditta Colaci Emilio Impianti, specializzata nel recupero di beni artistici, proseguirà a Palazzo Carafa, ovviamente con l’assenso della Sovrintendenza.

Sant’Oronzo dunque scenderà davvero dalla sua colonna ed i cittadini potranno seguire da vicino tutte le fasi dell’importante processo volto a rimetterlo a nuovo. La misura si è resa necessaria, viste le condizioni critiche ma ancora non irrecuperabili in cui versa la monumentale effigie. Una nuova pagina del legame che unisce Lecce al suo primo vescovo attende così di essere scritta.

Com’è noto, la statua del grande martire pugliese è un colosso di 5 metri, in legno rivestito di rame, realizzato da valenti artisti veneziani nel 1739 per sostituire il primitivo simulacro, andato purtroppo distrutto due anni prima, in seguito ad un triste incidente causato da un razzo pirotecnico.

Meno conosciuto è forse il fatto che la scultura simbolo del capoluogo salentino sia discesa dal suo capitello barocco, nel corso del XX sec. in altre due occasioni. La prima avvenne negli anni ʼ40, in pieno conflitto mondiale. Si trattò all’epoca di un evento capace di colpire l’animo dei fedeli. Venne anche interpretato in chiave soprannaturale da mons. Protopapa che spesso lo mise in relazione con lo scampato pericolo dei bombardamenti nemici.

Se Lecce, nonostante la vicinanza all’aeroporto militare di Galatina, non era stata ferita dagli ordigni angloamericani lo si doveva senza dubbio al santo che aveva ammantato la città col suo piviale. Ad ogni modo, il sindaco del tempo, Carlo Personè decise di procedere ad un primo restauro, affidandone il compito all’artista del ferro battuto Antonio d’Andrea. Un’epigrafe, visibile alla base della statua, ne tramanda la memoria. Sempre in quell’occasione Michele Massari rifece il piedistallo prestando i tratti del figlio Antonio all’angelo posto sotto il patrono.

La seconda discesa risale invece al 1984, quando la carica di primo cittadino era ricoperta dal compianto Ettore Giardiniero. La statua venne a lungo custodita nel Sedile e già allora ci si accorse di quanto ruggine ed agenti atmosferici vari la mettessero a dura prova. Come ricorda Salvatore Spedicato, si accarezzò concretamente l’idea di conservarla in maniera definitiva, ponendo sulla colonna una copia in bronzo. Alla cosa si diceva favorevole anche il noto scultore Floriano Bodini, che avrebbe voluto coinvolgere nel progetto le Accademie delle Belle Arti di Lecce e Carrara, ma l’idea fu infine scartata e si optò per una nuova azione di recupero. Fu in questo secondo restauro che, secondo Filippo Montinari, Sant’Oronzo perse il vistoso mazzo di fiori che si nota in diverse foto della prima metà del Novecento, per mettere in maggior risalto il prezioso pastorale. Ora, dopo più di un trentennio, il nostro santo è prossimo alla sua terza discesa.

 

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