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Esiste un gruppo di ragazzi che, nei giorni dell’undena oronziana, si mette a pellegrinare per la Puglia con l’intento di raggiungere i principali luoghi della regione legati al culto del nostro santo.

Sono i giovani del Cammino di Sant’Oronzo e la loro singolare iniziativa dimostra come la figura del martire leccese possa esercitare una potente attrazione anche nel XXI sec. Per saperne di più abbiamo incontrato Ruben Orlandi, uno dei fondatori.

Ruben, com’è nato questo progetto?

L’idea è nata alcuni anni fa ed ovviamente ci siamo ispirati al celebre Cammino di Santiago. Nel Medioevo schiere infinite di fedeli intraprendevano un viaggio sacro che li avrebbe condotti al sepolcro dell’apostolo Giacomo a Compostela. Volevamo vivere anche noi un’esperienza simile, dedicandola però al santo che amiamo e di cui siamo orgogliosi di essere devoti, Sant’Oronzo. Il nostro proposito era quello di metterci sulle sue tracce visitando, nei giorni precedenti alla memoria liturgica, i principali posti in cui, secondo la tradizione, avrebbe esercitato il suo ministero. Desideravamo insomma divenire i pellegrini di Sant’Oronzo. Nella prima edizione partimmo solo in tre: io e due amici, Gregorio e Giuliano. Poi siamo cresciuti e lo scorso anno siamo stati una comitiva di tredici ragazzi, tra i venti e i trent’anni. Tutti originari di Turi e Castellana.

 

Come si svolge il Cammino?

Il nostro è un vero e proprio pellegrinaggio. Si tratta dunque di una pubblica testimonianza di fede. C’è la gioia di essere compagni d’avventura, di visitare luoghi bellissimi e dal grande valore storico o culturale ma c’è soprattutto la preghiera e la devozione. Quello che ci spinge a compiere una tale esperienza è infatti l’amore verso il nostro santo. Negli scorsi anni l’itinerario è stato compiuto parte a piedi e parte in treno. Tappe fondamentali del tragitto sono la visita alla cattedrale di Lecce, la salita al Sacro Colle di Ostuni e la discesa nella Sacra Grotta di Turi. Ci rendiamo ben riconoscibili attraverso delle particolari maglie che recano l’effigie del nostro protettore e alloggiamo lì dove ci viene offerta ospitalità. Le nostre guide spirituali sono i parroci di Turi che, pur non partecipando fisicamente al viaggio, tuttavia non ci fanno mai mancare sostegno e vicinanza. Tra i ricordi più belli delle passate edizioni conservo l’incontro con l’arcivescovo Seccia nell’episcopio di Lecce e la calorosissima accoglienza riservataci da Campi Salentina. Incuriositi dal nostro arrivo in paese, gli abitanti di Campi ci ospitarono addirittura nelle proprie case senza conoscerci. Fummo ricevuti dal sindaco e dall’arciprete, don Alessandro D’Elia, ci permise di visitare la chiesetta del quadro miracoloso.

Quali sono le prospettive per il futuro?

Innanzitutto vorremmo elaborare un tragitto “canonico” che non muti di anno in anno ma rimanga stabile nel tempo. Inoltre l’intenzione è quella di riuscire a compiere l’intero itinerario a piedi, come gli antichi pellegrini. Certo, la cosa non è affatto semplice. Basti pensare che fra Lecce e Turi vi sono più di centotrenta chilometri di distanza e farli, sia pure a tappe, con il caldo di agosto è un bel sacrificio. Bisogna dunque essere in forma e bene allenati per affrontare una sfida del genere. Ma queste difficoltà non ci scoraggiano per nulla. Ci piacerebbe poi condividere lo spirito del Cammino di Sant’Oronzo anche alle altre realtà pugliesi che venerano il santo per coinvolgere altri giovani desiderosi di conoscere ed amare sempre più il nostro padre nella fede.  

 

 

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