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Il momento atteso, alla fine, è giunto. Ad Ostuni, i lavori di restauro della statua di Sant’Oronzo della chiesa di campagna sono terminati ed il simulacro è stato riconsegnato ai fedeli durante un convegno svoltosi nella splendida cornice della cattedrale.

Qui l’amata effigie del patrono resterà esposta sino ai consueti festeggiamenti di fine agosto, per poi essere riportata al santuario del Monte Morone che, dominando la vallata degli ulivi, sorge sull’anfratto rupestre indicato dalla tradizione popolare come il luogo dove il santo si rifugiò durante le persecuzioni.

All’importante evento, che è coinciso con una delle prime uscite pubbliche del nuovo sindaco della città bianca, l’avv. Guglielmo Cavallo, sono intervenuti il vicario foraneo don Giovanni Apollinare, il parroco della cattedrale don Piero Suma, il dott. Agostino Buongiorno, presidente del sodalizio “Cavalcata di Sant’Oronzo”, ed il prof. Dino Ciccarese, autentico custode della memoria storica di Ostuni.

La statua, nitida testimonianza del profondo amore degli ostunesi verso il grande martire appulo, versava da diversi anni in pessime condizioni. L’interessamento dei membri della Cavalcata, unito al generoso contributo delle confraternite locali ed alle offerte pervenute da alcuni enti pubblici come da privati cittadini, ha tuttavia permesso una magistrale opera di recupero di questo notevole bene artistico.

Il restauro, curato dalle mani esperte dei fratelli Vincenzo e Daniela Caiulo, ha restituito al santo la sua bellezza originaria nonché messo in luce dei preziosi particolari che, nel tempo, erano stati oscurati anche da maldestri tentativi di ridipintura. Il simulacro ritrae un Oronzo benedicente, che porta con sé l’evangelario e il pastorale ed indossa i tipici paludamenti episcopali. Ai suoi piedi, una testa di aspetto bieco rappresenterebbe la peste ormai sconfitta dal santo.

L’opera, di cui è possibile ammirare ora la notevole policromia, è databile, almeno nella sua primigenia struttura in legno, alla prima metà del XVIII sec. Essa ha però subito delle aggiunte in cartapesta all’inizio del ʼ900 che le hanno conferito l’attuale aspetto. Molto opportunamente si è scelto di conservare anche tali aggiunte, in modo da custodire la statua così come è stata voluta, in maniera definitiva, dalle precedenti generazioni di ostunesi.

Grazie alla delicata attenzione del vicario, don Giovanni Apollinare, si è restituita al santo anche la preziosa croce pettorale in argento (con ogni probabilità un ex voto) che in passato era stata rimossa al fine di evitare deplorevoli furti.

Aldilà degli aspetti tecnici, il restauro compiuto ha un altissimo valore simbolico. La speranza è infatti quella che tale evento possa segnare l’inizio di un appassionante percorso di riscoperta della propria identità e delle proprie radici di fede da parte di tutto il popolo ostunese.      

                                                                                                                                            

             

 

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