Con la messa dell’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta che oggi, 15 agosto, sarà trasmessa in diretta, alle 11, sul primo canale Rai (LEGGI) e con la celebrazione serale presieduta da don Vito Caputo che domani officerà anche l’Eucaristia domenicale sempre in diretta su Rai Uno, ha inizio l’Undena (SCARICA IL TESTO) in preparazione alla solennità dei Santi Oronzo, Giusto e Fortunato.

I tre simulacri di Oronzo e dei suoi compagni, intanto, sono stati collocati sul tosello (LEGGI), saranno portati in processione il prossimo 24 agosto, alle 20 (LEGGI) e resteranno esposti in cattedrale sino al prossimo 27 agosto. È noto, infatti, che le statue dei patroni sono visibili soltanto nelle giornate dell’Undena e della memoria liturgica perché, nel corso dell’anno, vengono invece custodite nel tesoro della cattedrale. Le dirette Rai le renderanno note anche a chi seguirà la messa in televisione oggi e domani.
Dal punto di vista artistico, le tre sculture costituiscono un trittico di capolavori e sono da considerare un autentico tesoro del duomo di Lecce. I busti dei Santi Giusto e Fortunato, in legno ricoperto d’argento e d’oro, sono opera di Gaetano Patalano, artista partenopeo attivo nella seconda metà del XVII sec. ed autore di soggetti sacri sparsi oggi in diverse città del Mezzogiorno. Da alcuni documenti conservati nell’archivio diocesano è possibile datare i due busti al 1694. Vennero, quindi, realizzati durante l’episcopato di Michele Pignatelli.
Come ricorda lo studioso Salvatore Luperto, le due statue colpiscono per la loro gestualità determinata, l’armonia del modellato, la cura degli intagli e l’eleganza della decorazione. San Giusto è ritratto in abito da tempi apostolici e in una tipica posa oratoria, impugna il crocifisso e leva l’indice della destra verso l’alto. San Fortunato appare, invece, con i tipici paludamenti da vescovo tridentino: reca con sé il pastorale e l’evangelario ed eleva la mano, guantata con una chiroteca, a benedire. Il suo volto, racchiuso dalla cuspide della mitria, appare raffinato ed assorto. Entrambe le statue sono poste su delle basi barocche elaborate in sinuose volute.
Il simulacro argenteo di Sant’Oronzo è più recente. Risale al 1866 e si tratta di un ex voto per lo scampato pericolo dell’epidemia di colera che funestò il sud Italia negli anni 1836-38. Venne realizzato dagli artisti napoletani Francesco Citarella e Vincenzo Caruso su progetto di Antonio Maccagnani e risulta gemello dell’effigie presente nella chiesa di Sant'Irene. Il martire, ammantato dal prezioso piviale, viene raffigurato in atteggiamento estatico mentre offre al cielo le sue fatiche apostoliche, simboleggiate dal pastorale e dallo stemma civico della città di Lecce, sorretti da un putto.
Sul piano spirituale, le tre immagini hanno un valore altissimo. In primo luogo, con la loro lucente bellezza, elevano le anime a Dio confermando come lo splendore e il decoro dei riti che si svolgono nelle chiese debbano essere lo specchio terreno dell’eterna liturgia che si celebra in cielo. Ma c’è di più. Queste sculture rappresentano, in maniera concreta, i profondi vincoli di santa familiarità che, attraverso il battesimo, uniscono la Città e la Chiesa di Lecce ai tre grandi martiri, antenati nella fede cristiana. Se, infatti, questo territorio ha ricevuto l’annuncio evangelico e la grazia di conoscere l’opera redentrice del Salvatore ciò si deve proprio all’eroico sacrificio di Sant’Oronzo e dei suoi compagni che, non a caso, sono posti al vertice dell’albero genealogico spirituale della comunità salentina.
Inoltre, se già si conservano con amore le semplici foto dei nonni o, in generale, dei familiari che hanno lasciato questa terra, come ricordi preziosi, tanto più è doveroso custodire e venerare le sacre immagini dei remotissimi padri che hanno consegnato alle generazioni successive di cristiani la fiaccola della fede.
È davvero commovente pensare a quante generazioni di leccesi si sono raccolte in preghiera davanti a quelle statue, a quanti ceri sono stati accesi, quanti fiori offerti, quante angosce confidate, quante grazie implorate e certo ricevute attraverso la semplice orazione compiuta dinanzi ai simulacri dei santi patroni.

Photogallery di Arturo Caprioli.

