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 È stata scritta ieri una nuova, significativa, pagina nella vicenda del recupero della statua del santo patrono. Nell’androne di Palazzo Carafa, da fine gennaio adibito a laboratorio di restauro, si è svolto infatti un test dimostrativo su una porzione del settecentesco simulacro di Sant’Oronzo.

 

L’intervento è stato eseguito dall’azienda lombarda 4ward360, specializzata nell’impiego di nanotecnologie per la conservazione dei beni storico-artistici, “Vorrei innanzitutto ringraziare la cittadinanza e le istituzioni per la loro presenza a questo importante appuntamento - ha commentato Sabrina Zuccalà, amministratore delegato della 4ward360 - l’amore che i leccesi nutrono per il proprio territorio e gli emblemi della propria storia è lo stesso amore che ci ha spinto, nei mesi scorsi, a scendere in campo e ad interessarci alla statua del patrono, ed è dopo tutto il medesimo amore che provo per le mie origini salentine. Oggi, grazie a queste tecniche innovative, è possibile davvero fermare l’orologio del tempo e permettere la conservazione di un restauro ben fatto anche per svariati decenni. L’utilizzo delle nanotecnologie è del resto una realtà ed ha offerto risultati eccellenti su reperti archeologici decisamente più antichi e celebri a livello internazionale, come l’esercito di terracotta di Qin Shi Huang in Cina o la nave di Marausa in Sicilia. Prendersi dunque cura anche del nostro Sant’Oronzo, attraverso un trattamento del genere, non è solo una gioia ma credo sia anche un gesto di profonda attenzione verso la specifica identità di questo territorio. Essa infatti rappresenta il valore aggiunto del Salento e non può che essere un punto di forza per un sano sviluppo del turismo culturale.

Presente a Palazzo Carafa anche Maurizio De Vito, responsabile tecnico-scientifico della 4word360 formatosi alla Scuola del Restauro di Firenze, che ha voluto illustrare così il test: “Non possiamo che dirci soddisfatti dell’esito ottenuto. La restauratrice Elisabetta Palmiero, dopo il suo lavoro, ha messo a nostra disposizione un campione del rivestimento in rame della statua di circa 60 cm. Questa lamina è stata protagonista del nostro intervento. Come sempre facciamo in ogni occasione in cui veniamo chiamati a prenderci cura di un particolare bene artistico, dopo studi mirati e precise ricerche, siamo riusciti ad elaborare un prodotto ad hoc per il monumentale simulacro del santo ed è con esso che abbiamo sottoposto a trattamento il campione offertoci. Il risultato, come già detto, è stato più che positivo. Posso quindi dichiarare che l’impiego delle nanotecnologie, sia per quanto riguarda il rivestimento metallico esterno sia per la struttura lignea interna alla statua, garantirebbe una conservazione ottimale e soprattutto duratura del monumento, una volta che le procedure di restauro saranno ultimate.

 

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