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Mario Cazzato è un esponente di spicco del panorama culturale pugliese. Storiografo, esperto di architettura, autore di interessantissime pubblicazioni (rimane celebre, tra i tanti, il suo studio Oleum divinae gratiae: l’olio salentino tra letteratura devota, medicina popolare e arte), lo si incontra di solito in quello scrigno del passato di Terra d’Otranto che è la Libreria del sole. Non potevamo dunque non coinvolgerlo nel dibattito in corso sul recupero della statua di Sant’Oronzo.

 

Prof. Cazzato, da qualche giorno Sant’Oronzo ha lasciato il suo capitello per sostare a Palazzo Carafa. Quali le sue riflessioni?

Si tratta, senza dubbio, di un evento importante. La discesa della statua del santo patrono del resto è avvenuta, nella storia di Lecce, solo in altre due occasioni, entrambe relativamente recenti: durante il secondo conflitto mondiale e negli anni ʼ80. Questa terza discesa capita però in una congiuntura di date piuttosto singolare. Lo scorso anno cadeva infatti quello che, almeno stando alla tradizione, era il 1950esimo anniversario del martirio del primo vescovo leccese. Ma soprattutto ci tengo a ricordare come questa discesa sia avvenuta ad ottant’anni dalla pubblicazione della più completa monografia sul monumento dedicato al nostro patrono: La colonna di Sant’Oronzo in Lecce di Nicola Vacca.     

La discesa ha innescato subito un dibattito in merito alla collocazione della statua a restauro ultimato. Su questo punto Lecce appare divisa…

Guardi, su tale questione, la città non mi sembra affatto divisa. Certo una seria riflessione, a tal proposito, è opportuna. Tuttavia credo che la maggioranza dei cittadini abbia già preso coscienza che l’opera, una volta che saranno concluse le operazioni di restauro, non possa essere reinstallata sulla colonna. La scelta più ragionevole è quella di realizzare una copia da esporre in piazza - e, grazie al cielo, le nuove tecnologie lo permettono in maniera più semplice rispetto al passato - mentre l’opera originale andrebbe conservata. Questa prassi è stata seguita in tanti altri casi di beni artistici di diverse città italiane. Non deve dunque turbarci più di tanto. Dopo tutto, lo si farebbe per salvaguardare la statua e trasmetterla alle nuove generazioni di leccesi.

In tal caso sarebbe doveroso collocare il simulacro autentico in un luogo facilmente accessibile a cittadini e visitatori…

Assolutamente. L’opera originale non va certo occultata ma deve essere visitabile. In quest’ottica, credo che le soluzioni “abitative” per Sant’Oronzo non manchino. Forse a qualche devoto farebbe pure piacere che fosse conservata in una chiesa del centro storico ma, ad esser sincero, non penso che sia questa la soluzione migliore. La statua, dopo tutto, non ha mai goduto di un culto religioso in senso stretto. Essa ha, più che altro, un altissimo valore simbolico, è un emblema della città. Perciò, vederla ad esempio custodita nel Sedile non mi dispiacerebbe.

                                                                                                                  

 

 

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