(32 - continua) Per gentile concessione della Fondazione “don Tonino Bello” pubblichiamo il testo integrale dell’intervento del presidente Giancarlo Piccinni nel quale sono indicate le motivazioni per le quali al card. Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme del Latini, ad Alessano, davanti alla tomba del “profeta della pace” è stato consegnato il Premio “don Tonino Bello”.

 

 

Custode dei luoghi del Signore, ma ancor più custode delle membra del Signore. Egli, come pochi, in questo momento difficile nei rapporti tra popoli tra loro belligeranti, si è schierato a viso aperto con la parte più debole, sofferente, emarginata, oltraggiata nel Corpo del Signore. Come ci dice don Tonino, specie in particolari situazioni la Chiesa “deve essere di parte, deve schierarsi”, parteggiare con gli ultimi e innescare processi di accoglienza, che naturalmente portano a rapporti di convivenza pur nelle diversità e nelle differenze. Se non vogliamo essere fuori dalla storia ma stare, invece, “nelle vene della storia” dobbiamo essere “di parte”: e Lei, infatti, sig. cardinale, ha recentemente sottolineato che “il dolore rimane sempre dolore, e non è nostra intenzione stilare una graduatoria della sofferenza. Pur nel rispetto delle varie situazioni e riconoscendone la complessità, tuttavia, non le possiamo considerare tutte identiche: esiste una differenza tra chi esercita il potere e chi lo subisce, tra chi governa e chi è governato, tra chi possiede le armi e chi ne è minacciato, tra chi occupa e chi è occupato. Riconoscere questa differenza è un atto di rispetto verso la giustizia e la verità”.

Bisogna saper alzare la voce contro i potenti della terra, come ci insegna Giovanni il Battista che in questa dialettica di affermazione della verità e della solidarietà ebbe a perdere la vita terrena ma ora gode della beatitudine di coloro ai quali è rivolto l’appello del Signore che li invita all’agape eterna. Alzare la voce non significa solo parlare di pace ma significa essere “facitori di pace”. Alzare la voce con i fatti prima che con le parole: saranno le scelte a parlare, una parresia verbale ma soprattutto fattuale che alla pavida e atavica neutralità sceglie la profezia, la profezia della pace.

Chiesa di parte, diceva, dunque, don Tonino. Non intesa in senso politico o divisivo, ma fedele al Vangelo che sceglie senza incertezze chi soffre, i deboli, gli scartati, gli ultimi della terra. Don Tonino ha insegnato, prima con le opere e poi con le parole, l'attenzione privilegiata agli ultimi, ai derelitti, a coloro che la società scarta e che lui si impegnava a raccogliere per ridar loro la dignità perduta; non dall'alto di una cattedra, ma mettendo sé stesso in gioco, riconoscendosi bisognoso anch’egli di continua conversione.

Pace nel mondo, pace a Gerusalemme! Con Lei, sig. cardinale, condividiamo un sogno, “il sogno di Dio chiamato Gerusalemme”: nella sua recente lettera pastorale Lei ha scritto che “Gerusalemme non è solo una questione di confini politici o accordi tecnici. La sua identità principale [...] è quella di essere il luogo della rivelazione di Dio, […] una casa dalle porte aperte”: anche questo luogo simbolicamente ha sempre le porte aperte, per accogliere tutti, ed è questo, forse, il primo annuncio di pace. Noi, di questa giornata, porteremo nel cuore il ricordo di Lei e, grazie a Lei, il ricordo di quanti nella sua terra continuano a soffrire e a morire, a pagare il prezzo delle contraddizioni e delle ingiustizie di questo nostro assurdo mondo, che sceglie contro ogni ragione di stare dalla parte dell’impero della morte. Lei, sig. cardinale, porti nel suo cuore il ricordo di questa terra e di questa santo luogo e ai martiri della Sua Santa Terra porti la nostra solidarietà ed amicizia.

Lei sig, cardinale, come Maria Regina della Pace, ha fatto “una precisa scelta di campo sul piano storico”. Come Maria, che “donna di parte, ha deciso di giocare con la squadra che perde. Ha scelto di agitare come bandiera gli stracci dei miserabili e non di impugnare i gagliardetti dei dominatori. Si è arruolata, per così dire, nell’esercito dei poveri. Ma senza roteare le armi contro i ricchi, bensì, invitandoli alla diserzione. Ha esaltato, così, la misericordia di Dio. E ci ha rivelato che è partigiano anche Lui, visto che prende le difese degli umili e disperde i superbi dai pensieri del loro cuore. Maria prende posizione, senza ambiguità e senza mezze misure”.

Per queste consonanze del Suo Magistero profetico con quello espresso dal nostro amato e indimenticato pastore don Tonino, ci onoriamo di consegnarLe questo segno di riconoscimento e di gratitudine, il Premio “don Tonino Bello”, con l’auspicio che il Suo impegno profetico a favore dell’accoglienza, della solidarietà, e della promozione della pace  produca quei frutti che il profeta Isaia (cfr. 2,4) preconizzava nei riguardi del Messia e che Cristo affidò come compito ai suoi Apostoli e a tutta la Chiesa riempita e performata dal suo Spirito. (continua)

 

*presidente della Fondazione “don Tonino Bello”

 

 

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