(16 - continua) Intense sensazioni mi rapiscono quando mi abbandono alla lettura dei testi di don Tonino Bello. Dal rispetto profondo ad un timore inspiegabile, dalla attesa incessante di qualcosa di nuovo al senso di edificazione che solo la bellezza può donare.

Ma quando i testi sono scritti di suo pugno, la sua grafia evoca in me indicibili emozioni sino al batticuore. È questo che ho provato quando i familiari di don Tonino, qualche tempo fa, mi hanno affidato alcune “cartoline” scritte dal Venerabile alla sua mamma nella prima metà del secolo scorso, perché potessero essere ordinate e pubblicate e, quindi, messe a disposizione di quanti amano l’amato pastore, fogli ingialliti dal tempo e impregnati di un profumo quasi secolare e che, per oltre un decennio, sono stati il solo mezzo di comunicazione tra il giovane Tonino e la sua cara mamma Maria, nel periodo in cui il giovane studente frequentava i seminari di Ugento prima, Molfetta e Bologna successivamente.
Lettere con le quali don Tonino assicurava una frequentazione costante, quasi quotidiana, una presenza assidua nel cuore della sua casa e della sua mamma, un modo per dire ogni giorno "ci sono", "ti voglio bene". E mentre tutto cambiava e nuovi orizzonti si aprivano e nuove persone entravano nella vita del giovane seminarista, non cambiavano nel suo cuore i sentimenti di sempre, che invece si rinnovavano, si rinvigorivano, si fortificavano. Con la fede e con l'intelligenza. E con la tenerezza che lo contraddistingue sin da fanciullo e che testimonierà sino all'ultimo istante della sua vita, quando il volto di Maria sarà per lui la ragione della speranza.
Sicché questo arco temporale della sua vita segnerà in maniera graduale il passaggio da Maria a Maria, dalla madre terrena alla Madre celeste. Dalla casa natìa al mondo, dal paese all'universo e poi ai “pluriversi”, dove le differenze si incontrano e convivono per costruire la pace, e i pensieri di tutti cercano la verità e le guerre sono spodestate, per sempre, e la morte muore. Da Maria a Maria, dalla culla alla Croce!
Della crescita di Tonino Bello la mamma è la prima testimone: con la sua costanza nello studio e nella preghiera e con la sua voglia di vivere, Tonino spostava sempre più in là l'orizzonte della sua conoscenza e stargli dietro non era semplice. "La sua mamma - scrive don Angelo Magagnoli, rettore dell'Onarmo Santa Cristina in un articolo comparso nel 1993 sul notiziario dell'istituto, era una donna umile, ma la sua saggezza brillava in quella casa pulita e ordinata. Il suo abito nero, segno esterno dell'affetto che ancora portava al suo defunto sposo e padre dei suoi figli, non le impediva di mostrarsi serena e forte. Don Tonino ebbe la sua prima formazione da questa semplice creatura".
Di Maria, madre terrena, don Tonino non scrive molto. Il suo amore smisurato è vissuto nella massima discrezione, protetto dal silenzio nello scrigno del suo cuore. Nella prima omelia da vescovo c’è un riferimento alla sua cara mamma, tanto garbato quanto elegante: “Grazie Chiesa di Alessano […], tempio stupendo, patria di tutti. Grazie perché qui dentro sono germinate le mie speranze più belle. Qui, nelle feste profumate di incenso, ho vissuto quelle ineffabili solidarietà umane che ti fanno sentire più buono… Qui ho vissuto le ebbrezze delle assemblee domenicali… Qui, tra queste arcate meravigliose sembra che siano impigliate musiche d’organo e lembi di antiche canzoni, qui, dove tutti noi alessanesi abbiamo un angolo denso di ricordi e caro alla memoria, c’è anche un posto, vuoto stasera, dove ha pregato mia madre”.
Me lo ricordo ancora quel giorno in cui don Tonino pronunciò questa omelia, ricordo la sua composta e contagiosa emozione in questo particolare passaggio su sua madre: trasmetteva sensazioni quell’uomo, comunicava anche con il silenzio, attraverso suoi occhi, e le sue mani. Ti parlava di Dio e ti avvicinava alle soglie dell’infinito. Maria nel corso degli anni gli era stata accanto come solo una madre sa fare: lo seguiva, lo ascoltava, lo "spiava". Lo generò alla spiritualità dell'essenziale.
Poi pian piano il giovane prese il volo, verso nuovi mondi: custodiva l'antico, ma era affascinato dall'inedito, era premuroso verso di lei e verso i fratelli ma anche attento agli ultimi della sua città, innamorato della sua terra ma anche attratto dall'ignoto, da ciò che l'oltreconfine già respirava. Non sempre sua madre lo capiva, ma sempre lo seguiva, non sempre ne afferrava i concetti ma comunque "custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore".
Fu questa, credo, la prova d'amore più grande! E così pian piano fu lei la prima a sorprendersi per le potenzialità, la grandezza, la generosità, la mitezza, l'intelligenza di fede del suo Tonino e gli stette accanto. Della sua creatura percepì la diversità, l'unicità, l'originalità; forse, incredula, intravide anche le prime gemme di santità e allora capì che non le apparteneva più. E vedendo come il giovane Tonino cercava con tutte le energie, ogni giorno, un percorso di senso, lei stessa scopriva il senso del suo percorso di donna, di madre, di cristiana. Da lui imparò. E da madre si fece figlia, figlia del figlio. (continua)
*presidente della Fondazione “don Tonino Bello”

