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Nell'autunno del 1958 il novello sacerdote ritorna stabilmente nella sua terra. Il vescovo mons. Ruotolo lo destina al seminario di Ugento prima come prefetto e professore, successivamente, dal 1962 al 1974, come vicerettore.

Sarà mons. Nicola Riezzo, amministratore apostolico della diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca, nel 1974, a nominarlo rettore in prossimità della fine della sua esperienza all'interno delle mura del seminario che si concluderà un paio di anni dopo. Don Tonino proseguirà la sua attività di insegnante di religione presso il liceo classico di Tricase dal 1976 sino alla sua nomina vescovile.
In seminario intensa fu la sua attività come docente: ai suoi ragazzi insegnò italiano, latino, greco, matematica, francese. Ma soprattutto fu maestro di vita e di fede! Di quel periodo una testimonianza unica la troviamo nella pubblicazione di un suo alunno, Antonio Scarascia, autore de “La vita è bella”: “queste pagine vogliono rievocare il clima gioioso di quella stagione, sul filo del racconto di Antenna, il giornale di camerata che don Tonino scrisse per i suoi alunni dal 1962 al 1968”. Così l'autore ricorda il primo incontro con don Tonino: "al ritorno dalle vacanze estive del 1958 trovammo ad accoglierci, accanto alla vetrata d'ingresso, un nuovo superiore, il giovane brillante sacerdote che a dicembre aveva celebrato in seminario la prima messa dopo l'ordinazione". Il superiore non stava nella sua stanza, dietro la sua scrivania, non si faceva attendere: ma attendeva! Dava così il via, anche fisicamente, a quella "pedagogia della soglia" alla quale poi farà riferimento anche nei suoi scritti: annunciava così, il giovane educatore, un nuovo stile fatto di rispetto e gentilezza, signorilità e accoglienza. Era il suo primo segnale di come poi avrebbe impostato il suo operato anzi la sua relazione, fatta di attesa e di scoperta dell'altro, propria di chi si appresta a non essere solo guida ma anche fratello maggiore che è attento a valorizzare il "non ancora" dei giovani.
"La vita è bella" è un testo prezioso: il lettore rimarrà affascinato perché le riflessioni sono scritte da qualcuno che don Tonino lo ha incontrato davvero, lo ha vissuto, lo ha respirato. In un contesto spesso grigio, tardo a capire le novità del tempo, per i ragazzi spesso triste a causa della lontananza dagli affetti familiari, don Tonino si fa padre e amico, docente e discente; porta gioia nel rigore necessario, rispetto della tradizione e necessità della innovazione. Prezioso perché in alcune sue pagine vengono riportate intuizioni che don Tonino svilupperà nel tempo: "Uomini dell'avvenire: noi nasciamo vecchi, bisogna cercare di morire giovani. Dobbiamo vivere nel presente come uomini venuti dall'avvenire". Prezioso, soprattutto, perché introduce un nuovo metodo educativo: don Tonino educa educandosi.
Fede ed istruzione si trasmettono innanzitutto con l'amore; poi con la vita, quindi con i libri. Fede ed istruzione che passano dalla preghiera, dal lavoro, dallo studio, dalla scoperta dell'altro, dallo stupore per il creato, dalla gioia per lo sport, dalla voglia di crescere ogni giorno nell' umiltà. Perché il primo obiettivo non era quello di imporre dei modelli ma quello di scoprire le potenzialità presenti in ognuno di quei ragazzi. Che da don Tonino furono stimati, amati, rispettati, promossi. Che in don Tonino trovarono un padre e non un padrone, un fratello prima che un superiore, un leader e non un capo. Perciò poi lo porteranno sempre nel cuore: indipendentemente dalle loro scelte future don Tonino per "i suoi prodi" (così di solitochiamava i ragazzi del seminario) rimarrà sempre nella loro vita un indimenticabile e amabile riferimento. (continua)
*presidente della Fondazione “don Tonino Bello”

