(4 - continua) Era l'autunno del 1945 quando, con una valigia piena di sogni, Tonino varcò la soglia del seminario di Ugento dopo aver salutato i fratellini tra le lacrime e compiuto con un calesse, insieme alla mamma, la traversata Alessano-Ugento.

Iniziò così per lui una nuova vita, fatta di preghiera, studio, nuove conoscenze, mentre compagni ed educatori subito si accorsero di quanto fosse bravo e generoso. Dopo cinque anni, nell'autunno del 1950, conseguito il diploma di scuola media e terminati gli studi ginnasiali, Tonino raggiunse il seminario regionale di Molfetta: eccelleva in tutte le materie, era bravo nello sport e nella musica, il suo spirito gioviale lo rendeva amabile a superiori e compagni. Significativo in questi anni il suo incontro con don Ambrogio Grittani, suo professore di lettere ma, soprattutto, importante testimone di fede: lo stile di vita di questo sacerdote e le sue scelte per gli ultimi affascinarono non poco il giovane seminarista che conservò per sempre nel cuore un particolare ricordo del prete "degli accattoni". Sarà don Tonino, quaranta anni dopo, divenuto vescovo di Molfetta, ad aprire per don Ambrogio l'inchiesta diocesana di beatificazione.
I tre anni del liceo in terra di Bari passarono in fretta ed il suo vescovo, mons. Giuseppe Ruotolo, gli propose di proseguire gli studi presso il seminario Onarmo di Bologna, dove si trasferì nell’autunno del 1953. L’Onarmo (Opera nazionale di assistenza religiosa e morale degli operai) offriva agli aspiranti presbiteri un percorso di preparazione al sacerdozio alternativo rispetto agli altri luoghi di formazione. Si studiava il pensiero sociale della Chiesa, si approfondiva la storia del movimento del sindacato, si frequentavano le fabbriche e si leggeva il Vangelo con gli operai: si viveva, insomma, una vera rivoluzione formativa.
Il giovane Tonino, a Bologna, dal card. Giacomo Lercaro ricevette gli ordini minori e il suddiaconato e, subito dopo, la proposta di rimanere per sempre in quella diocesi. La proposta non fu accettata dal vescovo di Ugento: si racconta che in una missiva mons. Ruotolo, pur ringraziando Lercaro scrisse che per lasciare Tonino a Bologna, in cambio, ad Ugento, sarebbero dovuti arrivare due giovani preti dal capoluogo emiliano.
Anche don Tonino ringraziò il cardinale ma al tempo comunicò il suo desiderio di tornare nella sua terra salentina: un legame testimoniato anche da alcuni articoli scritti in quel periodo da Tonino Bello sui quali veniva trattata la problematica dei braccianti della Puglia e che furono pubblicati sul periodico bolognese di Santa Cristina.
Degli anni passati a Bologna più tardi dirà: «Un periodo bellissimo. Si vivevano già i segni del periodo preconciliare, e poi c’era la presenza straordinaria del card. Lercaro. Tutto ruotava intorno alla riscoperta della liturgia e dei suoi valori sociali. Di quegli anni ricordo soprattutto il contatto continuo con gli operai, quando il nostro mondo era ancora troppo chiuso, forse diffidente».
Il 7 luglio 1957, presso la chiesetta dell’Immacolata, sita in Montesardo (frazione del paese natìo), don Tonino ricevette il diaconato e in data 8 dicembre dello stesso anno nella sua Alessano fu ordinato sacerdote da mons. Ruotolo: l’età non era quella canonica, essendo ancora troppo giovane, ma il vescovo Ruotolo chiese una dispensa speciale.
Il 6 dicembre del 1957 mons. Cremonini, padre spirituale del seminario Onarmo, così scriveva a mamma Maria: «Nella festa a noi tanto cara della Immacolata Regina del cielo e della terra, sarà conferita una dignità divina e il potere di dispensare alle anime dei fedeli gli ineffabili doni della grazia al suo egregio e amabile figliolo, dotato di speciali doti di mente e di cuore, ornamento del nostro seminario». (continua)
*presidente della Fondazione “don Tonino Bello”

