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In queste settimane di segregazione forzata, stiamo assistendo ad un rapido cambiamento di consolidate abitudini.

 

 

 

 

Tra queste, spicca la continua presenza in casa dei figli, non più quotidianamente impegnati nelle aule scolastiche, come facevano, sistematicamente, da tempi più o meno brevi.

Su iniziativa del Ministero Istruzione (MI è il nuovo acronimo, al posto del Miur, al quale eravamo abituati, dopo lo scorporo dell’università e della ricerca, che dunque orano afferiscono al Mur) si è pianificata l’introduzione, per la prima volta in maniera così massiccia, della Dad: didattica a distanza, che ha impegnato, dalla sera alla mattina, la totalità degli studenti, ma anche dei docenti e dei genitori.

Un cambiamento così radicale ed improvviso ha rappresentato una vera sfida per l’intera società italiana ed ha fatto emergere, com’era inevitabile, una serie di problemi.

Anzi tutto la carenza, ancora abbastanza diffusa (37% si stima) dei device; la rete spesso inesistente o inadeguata, le stesse modalità della didattica, che non potevano consistere nel semplice trasferire dall’aula al Pc o al Tablet la lezione nuda e cruda.

Per non parlare della diffusa difficoltà da parte dei docenti nell’uso dei supporti informatici, che ha confermato il sostanziale fallimento del milionario Piano ministeriale, da tempo messo in atto per la formazione informatica dei docenti.

A giudicare da quanto si sente e si legge, anche per le famiglie non è stato un cambiamento privo di conseguenze negative, per una molteplicità di ragioni.

Verrà il momento di fare un bilancio definitivo di questa iniziativa, anche se molti sosterranno che era comunque meglio di niente, per non “regalare”, di fatto, la promozione agli studenti italiani, già agli inizi di marzo.

C’e’ poi un’altra questione, che riguarda l’aspetto educativo, in senso stretto e che coinvolge, in particolare, gli alunni della scuola dell’infanzia e della scuola primaria.

Se concordiamo che in questo livello di scolarità la dimensione educativa, affettiva, valoriale e delle relazioni sociali sia prevalente, riesce molto difficile pensare che la validità di un messaggio trasmesso vis à vis, sia la stessa di quello mediato tramite due schermi elettronici.

Ai posteri l’ardua sentenza!

 

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