Si svolge in questi giorni a Sarzana il 23° Festival della mente, con la partecipazione di Padre Paolo Benanti, francescano e filosofo, docente della Luiss e di Nicolas Guillou, giudice della Corte penale internazionale, che ha firmato il mandato di arresto per Beniamin Netanyahu e l’ex ministro della difesa israeliano Yoay Gallant, entrambi accusati di crimini contro l’umanità e crimini di guerra.

Il dato interessante dell’evento emerge dalla condanna ad una “morte digitale” del giudice francese, escluso da tutti i servizi delle principali società informatiche, che temono le sanzioni imposte dall’amministrazione americana. Paolo Benanti ha dedicato al caso un libro che denuncia la nuova forma di dominio del “potere computazionale”.
Consulente della Santa Sede, del Governo italiano e dell’Onu, l’autore è protagonista del dibattito sull’etica delle tecnologie digitali e sulle politiche pubbliche in materia.
A proposito del caso del giudice Guillou, traccia i contorni della vicenda, la analizza alla luce degli ultimi sviluppi giuridico-tecnologici e spiega quanto sia necessario individuare meccanismi di responsabilità, che consentano un controllo democratico della “sequenza algoritmico-burocratica”.
In buona sostanza, la condanna impone il divieto per persone e società degli Usa di fornirgli servizi o di ricevere servizi da lui.
Pensiamo a come sia cambiata la sua vita, con la chiusura dei conti bancari, bloccando tutte le transazioni. Non sa se potrà fare un viaggio, se potrà pagare qualsiasi cosa e vive in una permanente situazione di incertezza.
Paolo Benanti paragona l’episodio a ciò che accadde al filosofo Spinoza, che nel 1656 fu scomunicato dalla comunità ebraica per il suo pensiero innovatore. Spinoza fu escluso dalla “communio religiosa”, mentre Guillou è stato escluso dalla “communio digitale globale”.
Il mondo digitale ha un potere estremamente pervasivo e attenta radicalmente al potere costituzionale. Viene scardinata la separazione dei poteri di Montesquieu e si colpisce un autorevole esponente della Corte internazionale per farci capire che nessuno di noi è al sicuro. Nemmeno un Paese come la Francia è in grado di difendere un proprio cittadino.
Negli ultimi dici anni il potere giudiziario, esecutivo e legislativo si sono fusi nel clic con cui si annulla digitalmente una persona. Pensavamo di aver costruito una rete di protezioni, attraverso la Convenzione europea dei diritti mani e, invece, ci rendiamo conto che la tecnologia rende inutili le nostre difese, che risultano obsolete e ci dimostrano che non abbiamo alcun potere di fronte alla tecnologia.
Oggi il privato sostituisce il pubblico ed il privato è sotto diretto controllo del governo, specie in paesi come gli Usa, dove l’esecutivo ha molto potere. Siamo di fronte alla situazione in cui le persone sono sostituite dagli algoritmi e siamo tutti sotto il controllo di un potere di cui non siamo cittadini.
Benanti è convinto che non esista alternativa alla democrazia e allo stato costituzionale e se vogliamo continuare a vivere in un’Europa libera e democratica non possiamo ignorare cosa accade. Non è ancora troppo tardi, se sapremo reagire.

