Alle 4,50 del 24 febbraio 2022 l’Ucraina veniva invasa dall’Armata Russa per una “operazione militare speciale”.

A distanza di quattro anni, dopo lunghe e inefficaci trattative di pace, il risultato è che, nel solo 2025, sono stati uccisi 2500 civili e 12000 sono i feriti.
Il quarto inverno dell’invasione russa “su larga scala”, come la chiamano gli Ucraini, si sta rivelando come il più difficile da superare.
Dall’inizio dell’autunno del 2024, la Russia ha distrutto due terzi del sistema energetico ucraino, in particolare nella capitale Kyviv.
Con temperature scese di notte anche a 25 gradi sottozero, i Russi hanno trasformato l’inverno in un’arma micidiale, tramite il “colonnello gelo”, già tristemente noto ai soldati dell’Armir in ritirata.
La strategia della Russia è chiara: portare allo stremo gli Ucraini nella capitale, dove vengono prese le decisioni più importanti, in modo che la popolazione costringa i politici ad arrendersi.
Ma gli Ucraini, nonostante le loro case senza elettricità, riscaldamento e acqua corrente, continuano a resistere, perché, come sosteneva lo studioso ucraino I. Dzyuba, “più premi, più ottieni resistenza”!
Per dimostrare quanto la necessità aguzzi l’ingegno, le cronache riportano numerosi episodi di famiglie che hanno acquistato mattoni, da scaldare sulla fiamma del gas (quando arriva) e poter così restituire un po’ di tepore alla stanza in cui si dorme, sotto un cumulo di coperte.
In quattro anni di guerra gli Ucraini hanno trovato il modo di resistere, senza abituarsi minimamente, perché non è possibile abituarsi agli orrori della guerra.
Al massimo si può conviverci, come con un trauma, restando in attesa di tempi migliori, quelli che loro chiamano “dopo la vittoria”.
Si è parlato anche di “Vietnam europeo”, in riferimento a questo conflitto, che non distrugge solo la dimensione fisica delle città, ma anche quella psicologica della popolazione che ha sempre più difficoltà a credere in qual cosa.
Alcuni intellettuali ucraini hanno utilizzato questa terminologia per descrivere la fine dell’innocenza europea.
È stato scritto: “Le nostre città sono le nuove Saigon. Non per il fumo, ma per la lucidità con cui impariamo a convivere con l’assurdo”.
L’Ucraina non è soltanto teatro di una guerra, ma anche lo specchio in cui l’Europa scorge la propria stanchezza morale e la perdita di fede nell’idea di futuro.
Per restare al paragone con il Vietnam, si deve osservare che se il Vietnam aveva insegnato all’America il limite del proprio potere, l’Ucraina insegna all’Europa il limite della propria innocenza.
Il grande applauso spontaneo che il 6 febbraio scorso nello stadio di San Siro ha salutato la delegazione ucraina, che partecipava alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, ha finalmente, anche se tardivamente, reso giustizia alla sistematica campagna di cattiva informazione e di falsità che ci ha bombardato, in particolare, da alcune trasmissioni televisive.
Fortunatamente il pubblico italiano sembra essere riuscito a mantenere un atteggiamento equilibrato. È il minimo che possiamo fare per i nostri fratelli ucraini!

