Ripensando alla Cia ed al suo ruolo durante la guerra fredda, è difficile associarla a qualcosa di positivo. La sua storia fa il paio con il Kgb, al quale, secondo molti, risalirebbe anche la responsabilità di aver architettato, nel 1981, il tentato assassinio di Papa Giovanni Paolo II.

Eppure, sta emergendo una vicenda, risalente agli anni Cinquanta del secolo scorso finora poco nota.
Tra tanto lavoro sporco, si apprende ora che la Cia finanziò per decenni l’invio clandestino di centinaia di migliaia di libri e riviste in Urss e nelle altre dittature del socialismo reale, fornendo così agli spiriti liberi “idee anziché armi”.
L’operazione non ebbe nulla a che fare con agenti segreti o traffici d’armi, ma con la letteratura.
Sono molti gli osservatori che sostengono che a causare la caduta dell’Urss e del mondo sovietico fu soprattutto la diffusione di valori e concetti incompatibili con il comunismo, contenuti nei grandi capolavori della letteratura e della filosofia.
È stato detto che “un libro è un serbatoio di libertà, pensiero indipendente, dignità umana”!
E infatti il Cia book program organizzò il lancio di migliaia di palloncini aerostatici che sostenevano dei contenitori e che furono lanciati nei pressi della frontiera cecoslovacca.
I sacchi erano pieni di volantini che sostenevano una nuova speranza di libertà e che, tra il 1951 e il 1956, vennero lanciati verso Polonia, Cecoslovacchia, Romania e Bulgaria, provocando molte arrabbiature delle autorità sovietiche, che arrivarono ad utilizzare i caccia militari per abbattere le mini mongolfiere.
Fu nel 1955 che qualcuno propose di sostituire i volantini con dei libri e vennero lanciati sacchi con trecentomila copie del capolavoro di George Orwell, “La fattoria degli animali”, che contiene la celebre e feroce satira dello stalinismo.
A fare la differenza fu, comunque, un giovane esule che era stato costretto a lasciare la Romania dopo l’arrivo al potere dei comunisti.
Si chiamava George Minden, arrivato nel 1955 in America, che nel 1959 divenne capo dell’intero programma denominato Free Europe Press Book Center. Consapevole del fatto che “la libertà è contagiosa” si adoperò per sfruttare tutte le modalità che consentivano di far arrivare libri, come si faceva per gli alimenti. Una sorta di “aiuto umanitario letterario”.
Visto che l’obiettivo era quello di conquistare i cuori e le menti dei popoli schiacciati dal comunismo, in modo da contrastare le menzogne dei comunisti.
Con lui le modalità di trasmissione del materiale librario cambiarono ed oltre alla posta si iniziò ad utilizzare vari canali clandestini, inclusi quelli diplomatici.
Alla fine, oltre cinquecento organizzazioni da ogni angolo d’Europa mandavano libri clandestini nei Paesi comunisti, per conto della CIA che le finanziavano.
Fu questa letteratura a fare la differenza nell’ondata di protesta che portò alla caduta del regime in Polonia, nel 1988-89.
La letteratura proibita fece pendere la bilancia dalla parte giusta della storia, perché la letteratura è capace di gettare sulla storia uno sguardo diverso da quello degli storici ed aiutò a capire l’intelligenza dei comportamenti umani, dei sentimenti e delle speranze individuali e collettive, che sottintendono alle scelte della politica e del potere.
Come non pensare, alla luce di tutto ciò, all’Ucraina di oggi, sconvolta da una guerra di aggressione, che continua a tormentare il popolo ucraino e l’intera Europa?

