Come afferma Scott Turow, scrittore di Chicago e coetaneo del Papa, “Leone XIV è la vera incarnazione del sogno americano”.

Robert Francis Prevost, tuttavia, è l’americano che meno rappresenta oggi gli Stati Uniti ed è l’opposto di Donald Trump.
Nato in una famiglia con origini italiane, francesi e spagnole, ha trascorso la maggior parte della sua vita fuori dal Paese di origine (in Perù) e non condivide né incarna il nazionalismo di Trump o l’ideologia America first.
Il suo “sogno americano” è quello di un giovane di umili origini, che ha proseguito gli studi, nonostante i pochi mezzi finanziari, che ha scelto il sacerdozio e che oggi, dopo i sacrifici, è emerso nel mondo.
A questo, probabilmente, si deve la scelta del nome Leone, memore dell’altro Pontefice, Leone XIII, che, con l’Enciclica Rerum Novarum, affrontò la questione sociale nel contesto della prima grande rivoluzione industriale.
Non a caso, pertanto, Leone XIV si accinge a pubblicare la sua prima enciclica, perché “la Chiesa offre a tutti il suo patrimonio di dottrina sociale per rispondere ad un’altra rivoluzione industriale e agli sviluppi dell’intelligenza artificiale, che comportano nuove sfide per la difesa della dignità umana, della giustizia e del lavoro”.
Il contrasto tra le due figure che rappresentano l’America di oggi, Prevost e Trump, è, a dir poco, “impietoso”.
C’è da aggiungere che Leone XIV rappresenta il “sogno americano” perché incarna ciò che la democrazia americana, generosa e totalmente funzionante, ha dimostrato di saper essere fino ad oggi, quando ha saputo offrire alle persone l’opportunità di diventare quel che desideravano e di esprimere liberamente le proprie opinioni, senza paura di essere incriminate e imprigionate.
Papa Leone e il Presidente Trump si pongono agli antipodi! Da un lato un uomo che ha passato la vita a prendersi cura dei poveri e degli umili e, dall’altro, un presidente che si preoccupa di rendere i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.
Il Papa ha adottato un approccio misurato con Trump e non si è addentrato nella politica, ma non è da escludere che, prima o poi, le loro visioni del mondo finiranno per confliggere.
Oggi l’America non appare come una società fondata sulla giustizia, ma, secondo Martin Luther King, “l’arco della storia tende sempre verso la giustizia” ed è auspicabile che, con il tempo, ci sarà un superamento di tutto questo caos negli Usa.
Leone XIV non appare né come americano, né come peruviano, ma pienamente consapevole dell’universalità della sua funzione e della responsabilità che ne deriva. Sicuramente non desidera affatto essere al centro dell’attenzione.
Il suo obiettivo è l’unità sinodale; un termine importante per indicare la necessità di camminare insieme. Egli difende convintamente la “credibilità”, in questi tempi infranti.
Nonostante tutto il male che ci circonda, dobbiamo essere convinti che esista, da qualche parte, una credibilità autentica, una verità sincera, un barlume di speranza.
E siamo certi che le azioni di Papa Leone, che presto intraprenderà, saranno coerenti con questo messaggio: “essere disarmati e disarmanti” non significa essere spettatori impotenti, ma attori convinti.

