Il discorso sulla violenza si è imposto alla nostra attenzione quotidiana ed è al centro delle preoccupazioni dei politici e delle inquietudini dei privati.

Tenterò una riflessione, ispirato dalla rilettura di un vecchio libro di S. Cotta* che si poneva l’angosciosa domanda del perché, concludendo che la violenza è connaturata con la stessa storia dell’uomo sulla terra.
Emerge, inoltre, la difficoltà di un giudizio sulla violenza, che pure s’impone.
L’attuale situazione storica ci dimostra come coscienza pubblica e coscienza privata siano sopraffatte dallo stesso dilagare della violenza, al quale si riesce ad opporre soltanto “parole”, inefficaci ed inutili.
Secondo l’A. non vi è nulla di diverso tra la violenza odierna e quella del passato, se non le forme esteriori e gli strumenti. Nessuno potrà affermare, ad esempio, che Gengis Kan sia stato meno violento di Putin, solo perché usava strumenti più artigianali.
Occorre uscire dall’illusione, nella quale eravamo coinvolti, che la violenza fosse definitivamente superata., grazie alla civiltà e al progresso.
Un’epoca di pace perenne e duratura, si diceva. La violenza ci costringe a stracciare il velo dell’illusione ed a prendere atto, con mente lucida e fredda, di una realtà non modificabile.
Occorre però riconoscere che, se la violenza è una concreta possibilità, mai del tutto eliminabile dell’esistenza umana, tuttavia, essa non è il carattere dominante e totalizzante dell’uomo, né la medicina di se stessa.
La violenza odierna, comunque, si riscontra tramite due linee: quella del modo in cui è percepita e quella del modo in cui è valutata.
Si sta diffondendo, infatti, la coscienza di una universalizzazione della violenza, di una sua espansione alla stregua di una malattia endemica inarrestabile.
È la violenza che si estende indisturbata e regolare nel tempo, che oggi si presenta concentrata, mentre prima appariva saltuaria ed eccezionale.
Sta di fatto che oggi assistiamo all’estensione di una definizione concettuale, e ad un diverso modo di concepirla, di darle un posto nella storia e di valutarla. Potremmo quindi concludere che non è mutata la violenza, ma noi!
L’esaltazione della violenza, forse, è la conseguenza di speranze troppo ambiziose e troppo presto deluse. Su questo sarà ancora il caso di riflettere!
* S.Cotta, Perchè la violenza?, Japadre, 1978

