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Sant’Antonio di Padova gode una profonda venerazione nel Salento; nel mondo rurale spesso era contrapposto a Sant’Antonio abate per una presunta appartenenza di quello al ceto nobile, sicché i due santi avrebbero protetto i due distinti ceti sociali.

Come che sia, Sant’Antonio di Padova era nominato da tutti indistintamente quando non si ritrovavano oggetti momentaneamente smarriti: Sant’Antoniu te le tridici grazie, Sant’Antonio delle tredici grazie. Quando, invece, qualcuno riceveva un inaspettato trattamento di favore, commentava il gesto con la locuzione: ‘troppa grazia sant’Antonio!’

In un momento di particolare difficoltà si invocava così sant’Antonio per ottenere conforto:

Sant’Antoni miu bedègnu                          Sant’Antonio mio benigno

de pregarti nu’ su’ degnu;                         di pregarti non sono degno;

lu besognu ci me vidi                                  del bisogno che mi vedi

me cunsola e me pruvìdi.                            consolami e provvedi.

È il patrono principale di Monteroni (vedi foto) ma anche a Lecce si riconoscono molti sant’Antonio: sant’Antoni te intru, Sant’Antonio di dentro; Sant’Antoni te fore, Sant’Antonio di fuori; Sant’Antoni alla chiazza, Sant’Antonio alla piazza, e l’invocazione: Sant’Antoni te le trìtici razzie, sant’Antonio delle tredici grazie.

Il nome Antonio popolarmente diventava Ntoni, Ntunucciu, Ucciu e, in tempi moderni, Toniu, Toninu, al maschile; Tetta, Tetti, Tonina e, più recentemente, Tonia, Antonella per le donne.

Rino Buja ricorda:

«Anticamente i genitori devoti di Sant’Antonio da Padova, in alternativa ad Antonio, imponevano ai propri figli il nome Padovano.

[…] Ntoni: nome di un proverbiale scansafatiche, di cui ad una tiritera di rimprovero che i nostri antenati ripetevano, per intero, nei confronti di una persona che accampava qualche scusa, un improvviso malanno, per sottrarsi ad un qualsiasi incarico più o meno fastidioso:

- Ntoni, cuerna li oi!                                   - Antonio, governa i buoi!

- Tegnu nna spina allu pete.                     - (non posso) Ho una spina nel piede.

- Ntoni, ièni a mangiare!                           - Antonio, vieni a mangiare!

- E me ndegnu parite parite,                     - Me ne vengo rasente il muro,

   salutu le mmaretate e poi le zzite!          saluto le maritate nonché le nubili!

Per approfondimenti: R. Barletta, Quale santo invocare?, Edizioni Grifo, 2013

 

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