Ad Aci Castello, diocesi di Acireale, davanti al mare che secondo la tradizione vide tornare le reliquie di Sant’Agata, la Chiesa metropolitana di Catania ha vissuto uno dei momenti più intensi del IX centenario del ritorno della patrona.

Ieri sera, in Piazza Castello, dopo il saluto dell’arcivescovo di Catania, mons. Luigi Renna, e del vescovo di Acireale, mons. Antonino Raspanti, il card. Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano e Legato pontificio per il Giubileo Agatino, ha guidato la veglia di preghiera.
È proprio da questo tratto di costa che la tradizione fa ripartire il racconto del ritorno. Nel 1126, dopo oltre ottant’anni trascorsi a Costantinopoli, le reliquie furono riportate in Sicilia da Gisulfo e Goselmo e accolte dal vescovo Maurizio, prima del loro ingresso a Catania. Una memoria che, nove secoli dopo, torna a farsi gesto, pellegrinaggio e attesa.
Al centro della veglia, la meditazione sul Salmo 1, «una beatitudine, non un comando», ha offerto a Parolin l’immagine dell’uomo che sceglie dove mettere le proprie radici. «Ci si abitua a vivere senza Dio. Si conosce il bene, ma si pratica il male». Il giusto, ha ricordato il cardinale, non è l’uomo perfetto, ma colui che sa attingere alla gioia di Dio, scoprendo nella fede «non un peso da sopportare, ma una strada da percorrere».
Da qui le domande affidate alla piazza: «Quale strada sto percorrendo? Dove trovo la mia felicità?». La risposta è nella testimonianza della giovane martire: «La forza di Sant’Agata ha una radice profonda: la certezza di appartenere a Dio». Agata insegna ancora oggi a mettere le radici nel Signore e ad avere speranza. Una preghiera che, nella notte di Aci Castello, prepara il ritorno della santa nella sua Catania.
Le celebrazioni proseguono oggi con i grandi eventi conclusivi del programma giubilare. Tra gli ospiti presenti anche diverse delegazioni provenienti dalla Puglia e, in particolare, dal Salento e da Gallipoli che con Catania condivide la santa protettrice. Sono a Catania, fra gli altri, il vescovo di Nardò-Gallipoli, mons. Fernando Filograna e il parroco della cattedrale di Gallipoli, intitolata proprio alla santuzza, mons. Piero De Santis.

