Nel giorno in cui la famiglia francescana dei Frati Minori del Salento commemora il beato transito del Venerabile Fra Giuseppe Michele Ghezzi, avvenuto il 9 febbraio 1955, Lecce torna a riflettere su una figura che, a oltre settant’anni dalla morte, continua a parlare con sorprendente attualità.

La sua è una testimonianza discreta e silenziosa, capace di attraversare il tempo e offrire oggi uno spunto di riflessione sul valore della pazienza, della coerenza e della fiducia nella vita quotidiana.
La celebrazione eucaristica commemorativa si terrà domani 8 febbraio alle 19, nella chiesa parrocchiale-santuario di Sant’Antonio a Fulgenzio a Lecce, dove sono custoditi i suoi resti mortali. La solenne liturgia sarà presieduta dall’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta.
La scelta del luogo non è casuale: Fra Giuseppe Michele Ghezzi trascorse qui gli ultimi anni della sua vita e oggi la chiesa è meta di una devozione discreta ma costante, con fedeli che vi sostano in silenzio davanti alla sua tomba per affidare pensieri, speranze e domande irrisolte.
Il ricordo del Venerabile non si limita a un solo giorno: il 9 febbraio, anniversario della sua morte, ogni comunità è invitata a celebrarlo, per rileggere una vicenda umana e spirituale che propone una santità concreta, costruita nel silenzio e nella quotidianità.
Michele Ghezzi nacque a Lecce il 19 agosto 1872, in una famiglia della nobiltà locale. Figlio dell’avv. Pasquale Ghezzi, duca di Carpignano, e di Carmela Carrozzini, crebbe in un ambiente segnato da rigore morale e profonda religiosità. Fin dall’adolescenza si dedicò a un lavoro interiore di autocontrollo e maturazione spirituale, trasformando un temperamento ardente in uno stile di vita improntato alla mitezza. Pur avendo privilegi e posizione sociale, scelse una strada diversa, fatta di silenzio, preghiera e servizio.
Nel luglio 1905 entrò nell’Ordine dei Frati Minori, completò il noviziato a Galatone e l’8 dicembre 1915 emise la professione solenne assumendo il nome di Fra Giuseppe. La sua vita si svolse in diversi conventi della Puglia tra Lecce, Squinzano, Manduria, Martano, Francavilla Fontana e Soleto, dove operò con discrezione, soprattutto come questuante a sostegno delle missioni. Più che i ruoli affidatigli, ciò che rimane impressa è la sua coerenza quotidiana: una vita vissuta con fedeltà al Vangelo, nell’esercizio costante delle virtù, senza clamore ma con profonda convinzione. La sua spiritualità si nutriva di devozione all’Eucaristia, al Sacro Cuore e alla Vergine Maria, tradotta in un impegno concreto nella vita di tutti i giorni.
“Il verbo restare - spiega Fra Giancarlo Greco, viceposturatore delle cause dei santi della Provincia dei Frati Minori del Salento - illumina in modo particolare la figura del Venerabile Ghezzi. È una parola semplice, ma profondamente evangelica, che ci aiuta a comprendere il senso della sua vita e del suo cammino spirituale. Fra Giuseppe è stato davvero un uomo del restare: restare con Dio nella preghiera fedele e silenziosa; restare accanto alle persone nel loro cammino spesso faticoso; restare nella Chiesa con umiltà e obbedienza, anche quando la prova e l’incomprensione si facevano più pesanti”.
“La sua - spiega Fra Giancarlo - non è stata una presenza appariscente, ma una presenza che sosteneva, come una radice nascosta che permette all’albero di vivere e di portare frutto”.
La sua fama di santità non si è spenta con il tempo: il 18 dicembre 2000, San Giovanni Paolo II ne riconobbe le virtù eroiche, conferendogli il titolo di venerabile.
Ricordarlo oggi significa riconoscere il valore di una presenza costante e discreta, capace di affrontare le sfide senza fuggire, di restare accanto agli altri senza cercare riconoscimenti, di coltivare pazienza, coerenza e responsabilità nelle scelte quotidiane. La sua vita ci parla con forza nel presente: invita a costruire legami autentici, a non cedere allo scoraggiamento e a dare senso ai piccoli gesti di cura e attenzione, trasformando la quotidianità in uno spazio di resilienza, fiducia e speranza. In un mondo che corre e si frammenta, il suo esempio rimane un richiamo potente a restare, con coraggio e costanza, persone capaci di incidere positivamente sulla vita degli altri e sul futuro che condividiamo.

