Martedì scorso la Santa Sede ha reso noto che Papa Francesco ha riconosciuto Salvo D’Acquisto Venerabile con la tipologia del dono della vita.

Per lo Stato Italiano D’Acquisto è medaglia d’oro al valor militare con la seguente motivazione “Esempio luminoso d'altruismo, spinto fino alla suprema rinuncia della vita, sul luogo stesso del supplizio, dove, per barbara rappresaglia, era stato condotto dalle orde naziste insieme a 22 ostaggi civili del territorio della sua stazione, pure essi innocenti, non esitava a dichiararsi unico responsabile di un presunto attentato contro le forze armate tedesche. Affrontava così - da solo - impavido la morte, imponendosi al rispetto dei suoi stessi carnefici e scrivendo una nuova pagina indelebile di purissimo eroismo nella storia gloriosa dell'Arma”.
Il doveroso riconoscimento dello Stato oggi viene messo in risalto dal riconoscimento della Chiesa. Il Santo Padre ha riconosciuto in questo giovane di appena 23 anni la fedeltà al Vangelo che lo ha portato a dare la propria giovane vita per salvare quella di 22 altri fratelli che, per rappresaglia, dovevano essere uccisi dalla follia nazista.
Certamente questo giovane carabinieri è un punto d’onore per tutta l’Arma e, al contempo, per tutti coloro che nelle forze dell’ordine hanno scelto, per i più diversi motivi, di servire lo Stato e i suoi cittadini.
Servire lo Stato e servire i cittadini. Tutti.
È questo il monito che ci viene da questo riconoscimento della più grande delle virtù che un uomo e, in particolare, un servitore dello Stato deve vivere. Il perdere totalmente se stessi, i propri interessi, i propri sogni, il proprio oggi e il proprio futuro, la propria vita per il bene che è la vita degli altri.
E questa non è ideologia politica di cui ci si possa appropriare. È scelta reale e concreta che oggi, nella realtà che il nostro Paese sta vivendo ormai da molti anni e a tutti i livelli delle Istituzioni, diventa profezia. Diventa l’occasione per la politica e per tutti coloro che hanno un compito nello Stato e nelle città di riappropriarsi di tutte quelle idee, di quelle scelte profetiche di servizio che hanno animato la politica e gli uomini dello Stato nel primo dopoguerra. Persone ricche di storia, di idee, di valori. Persone amanti dello Stato vissuto come casa comune per cui continuare a spendere energie vitali. Nazione, generata dopo il lungo travaglio e il faticoso parto aiutato dalla maieutica della Resistenza la cui vita nascente e il futuro progresso è stata redatta la “bella Costituzione della Repubblica Italiana”. E sulla scia dei Padri della Costituzione quanti altri servitori dello Stato: politici, magistrati, professori universitari, sindacalisti. E ancora servitori dello Stato: soldati, poliziotti, carabinieri, finanzieri, anche del nostro Salento. Persone la cui memoria forse si è anche perduta e che certamente non riceveranno gli onori degli altari ma che realmente, per la fedeltà al giuramento fatto si sono sacrificate sino alla fine, come recita ogni giuramento da essi formulato, hanno dato la vita per proteggere l’altro da sé.
In questa particolare occasione tutti e ciascuno, soprattutto coloro che la volontà popolare ha posto al servizio del bene comune, e non del proprio interesse di partito, coloro che guidano le Forze dell’ordine a tutti il livelli, coloro che hanno, abbiamo, un compito di servizio facciamo nostro quanto detto da Papa Francesco in riferimento a Salvo D’Acquisto: “Anche oggi la storia e il sacrificio del vice brigadiere D’Acquisto rappresentano un monito di grande attualità: mentre viviamo un tempo inquinato dall’individualismo e dall’insofferenza nei confronti degli altri, oltre che dall’inasprimento di tante forme di violenza e di odio che vediamo nelle nostre città, la sua testimonianza ci consegna un messaggio carico della potenza dell’amore”.
E quando in questi giorni guardiamo la foto del vicebrigadiere, napoletano d’origine, morto da eroe, come dichiarato dai tedeschi, a Torre Polidoro il 23 settembre del 1943, o forse andiamo anche a rivedere il film in cui è impersonato da un giovanissimo Massimo Ranieri, nel volto di questo giovane carabiniere cogliamo il riflesso dei volti di tutti coloro che negli ultimi ottanta anni hanno dato la vita. Sono gli eroi della nostra storia italiana. E mentre facciamo memoria, facciamo un buon esame di coscienza e ripartiamo insieme per servire lo Stato e tutti e ciascuno dei cittadini.

