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Incolpata di vilipendio alla religione pagana fu sottoposta ad efferate torture, tra cui lo strappo dei seni con grandi tenaglie arroventate; le ferite causate, tuttavia, furono sanate miracolosamente da San Pietro apparsole in visione.

L’episodio ha sancito il patronato delle puerpere che accusano disturbi alla mammella e di tutte le donne che hanno il seno malato, e ha ispirato la sua iconografia.

Santuzza - il cui corpo si trova nel duomo di Catania - divenne la protettrice della città, delle eruzioni vulcaniche ed è invocata contro gli incendi, la canicola e la febbre.

Sant’Agata è particolarmente venerata a Gallipoli, di cui è patrona insieme con San Sebastiano e Santa Cristina. Le è stata dedicata la sontuosa cattedrale e, nel giorno della sua festa, si svolgono cerimonie prevalentemente sacre.

Secondo una credenza popolare, nei giorni 4 e 5 febbraio il cambiamento repentino del vento è attribuito allo spirito della santa che lascia Catania per sostare a Gallipoli e, una volta terminati i festeggiamenti in suo onore, rientrare in quella città. Dinanzi al fenomeno atmosferico il popolo usava dire: sant’Agata de Catania, vene cu sciaroccu e vae cu tramuntana, Sant’Agata di Catania, viene con lo scirocco e se ne va con la tramontana.

Per avvalorare l’improvvisa e fulminea trasferta santa a Catania, vi era chi sosteneva che il pavimento del duomo, soltanto in quei due giorni, si ricopriva di sabbia portata dal vento di scirocco su cui si trovavano impronte di piedi nella direzione di andata e di ritorno: impronte senza dubbio attribuite alla martire.

                                                                                  

Per approfondire

  1. Barletta, Quale santo invocare. Feste e riti del calendario popolare salentino, Ed. Grifo, Lecce 2013

 

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