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Nelle prossime celebrazioni “oronziane” (quest’anno solo religiose), si farà memoria e venerazione del primo vescovo della diocesi di Lecce.

 

 

Ma qual è stato nel tempo il rapporto dei vescovi (rectius: arcivescovi) della diocesi di Lecce ed il territorio (la comunità salentina), a cavallo tra il secondo ed il terzo millennio? Essi sono stati tutti caratterizzati, sia da importanti gesti solenni della comunità nei loro riguardi, sia da attenzioni specifiche dei presuli al territorio, in occasioni specifiche concertate con associazioni laicali.

In particolare rammento, ma solo exempli gratia mons. Francesco Minerva (da Canosa di Puglia) e mons. Cosmo F. Ruppi (da Alberobello) furono insigniti del titolo di “Cittadini onorari di Lecce”, con deliberazioni del Consiglio comunale, nelle quali si riconoscevano i valori civici, in favore della comunità leccese, contenuti nella attività pastorale dei due presuli.

Non dispongo della deliberazione riferita a mons. Minerva (posso ricordare, però, che si pose in adeguato rilievo il fatto che mons. Minerva, istituì, in tempi diversi, le parrocchie nelle periferie della città, “extra moenia”, ed affidò ben tre di esse (evento eccezionale) a tre distinti ordini religiosi: Francescani, Vincenziani, Salesiani.

Dispongo, invece, della copia della DELIBERAZIONE (pdf) riferita a mons. Ruppi dalla quale vi si rileva l’iter formale: prima una pseudo-motivazione di contenuto semplicemente “cyclostylato” ed addirittura impersonale, poi un emendamento sostanzialmente sostitutivo proposto da un consigliere della opposizione, anche con riferimento all’impegno di mons. Ruppi verso la edilizia cittadina, civile e religiosa, ivi compresa esplicitamente Piazza Duomo; tale emendamento sostitutivo definitivamente approvato (vi si richiamano anche i principi fondamentali dello Statuto, per quel che riguarda l’intimo rapporto tra comunità civile e comunità ecclesiale).

Si evince anche il comportamento dei gruppi consiliari: la delibera 18 gennaio 1999, con l’emendamento sostitutivo, viene approvata (su 34 consiglieri presenti e votanti), da 33 favorevoli ed 1 contrario. Aggiungo, con sofferenza, che le motivazioni contenute nella deliberazione in questione, non furono mai pubblicate, nemmeno dai social che assumono la responsabilità di dirsi cattolici. Nonostante una sorta di …conflitto che mi riguarderebbe, considerato il mio contributo, personalmente ritengo che non sia giusto: si tratta di documento “politico”, che appartiene alla storia dei rapporti tra “polis” ed “ecclesia”, che testimonia una iniziativa comunale, e che contiene le valutazioni morali, civiche, sociologiche e politiche dell’organo deliberante, il quale non ha mancato di esaltare il concreto realizzarsi, nell’azione pastorale, di principi statutari “comunali” (a loro volta trascurati e/o ignorati del tutto da tutti).

Mons. Michele Mincuzzi (1983): le Chiese locali sono impegnate per la realizzazione delle esortazioni profetiche di “Evangelizzazione e promozione umana”, l’indimenticabile Convegno ecclesiale dell’ottobre/novembre 1976. Mons. Mincuzzi è, come sempre, nell’ambito del suo ministero pastorale, intensamente impegnato a promuovere e realizzare nella “sua” Chiesa quei valori, sia nei singoli, sia nelle formazioni ecclesiali. Tanto l’impegno pastorale! A me piace, tra tanti, e sempre solo exempli gratia, riprendere un evento, assai significativo: appunto con l’Azione cattolica diocesana (assistente generale mons. Franco Mannarini, profondo sostenitore della responsabilità nella Chiesa dei laici, alla luce dei principi della “Apostolicam actuositatem”) venne organizzato il Convegno diocesano su “Territorio e promozione umana”, nel quale emersero le coincidenze pastorali e civiche (barocco, centro storico in degrado, integrazione etnica) con attenzione esplicita al problema del “costruire la città oggi” della “Octogesima adveniens” di San Paolo VI.

Tanto, tanto altro ancora appartiene alla storia dei rapporti tra i vescovi e la città.

 

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