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Gesti concreti di solidarietà che lasciano il segno e manifestano unità e vicinanza in un momento storico in cui in un'economia di mercato in apnea anche la concorrenza tra colleghi dello stesso settore produttivo va a farsi benedire.

 

 

È il caso della scelta - suffragata anche da una “santa benedizione” - di Tonino Schipa e dei suoi figli Serena e Simone che vista l’attuale situazione legata al Covid-19 e al Dpcm - che consente l'apertura al pubblico solo agli esercizi commerciali che vendono prodotti di prima necessità -, hanno deciso rimandare, per il momento di un mese, la tradizionale produzione di “zeppole”, dolce tipico di San Giuseppe, anche se ormai si sforna tutto l'anno. Ma il 19 marzo, giornata in cui ricorre anche la festa del papà, fino ad oggi, non sono mai mancate sulle tavole dei salentini. Vorrà dire che per quest'anno ci penseranno “i cuochi e le cuoche” di ogni famiglia.

“Una scelta dettata dal cuore - spiegano da 'casa Schipa' - e dalla voglia di non sfruttare una posizione di vantaggio che permetterebbe alla nostra attività che produce cibo e soprattutto pane da asporto di proporre i famosi e ricercati dolci mentre tutte le pasticcerie cittadine, per legge, dovranno restare chiuse”.

“Festeggeremo tutti insieme - concudono - domenica 19 aprile, quando tutto si spera sarà passato ed ognuno di noi potrà ritornare al suo lavoro. Una decisione che permetterà a tutti di fronteggiare con maggiore serenità questo periodo complicato, con la prospettiva di vivere tutti insieme un importante giorno di festa dove ognuno potrà offrire a i suoi clienti le 'zeppole di San Giuseppe'. Adesso siamo tutti chiamati ad affrontare un’altra battaglia, da vincere restando a casa, in famiglia, nel rispetto dei canoni di rispetto e giusta concorrenza. Una scelta frutto della correttezza che da sempre caratterizza l’intera categoria dei panificatori e dei pasticceri leccesi”.

E se è vero che gli esempi trascinano, sarebbe veramente bello se anche gli alri panificatori della città e della diocesi sceglierro la stessa strada degli Schipa. Ai quali va il nostro chapeau.

 

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