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Se una famiglia in condizioni di estrema miseria non aveva più nulla di cui disfarsi, ma era bisognosa di racimolare pochi provvidenziali centesimi, lu pezzaru comprava i capelli delle donne che, dopo un opportuno trattamento, servivano per confezionare parrucche e chignons posticci.

In alcuni centri del Salento li pezzari erano detti anche sapunari, saponai, perché contraccambiavano la merce sopradescritta con una manciata di sapone rosso, che producevano in casa bollendo potassa, cenere ed acqua, dalla consistenza cremosa, un tempo usato in casa come detergente per stoviglie.

Per approfondimenti: R. Barletta, Ci tene arte tene parte, Grifo, Lecce 2011

 

Scuola Diocesana di formazione teologica

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