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Lu craparu, il capraio, si riconosceva perché il consueto attraversamento del gregge lungo la strada era segnalato dai belati e dal suono della campanella appesa al collare di qualche capra e di qualche pecora.

Oltre che del tipico bastone flessibile e dell’inseparabile frustino, era munito di mmesurieddhri, misurini, recipienti di alluminio di diversa capacità, tenuti appesi ad un paniere, che riempiva di latte munto al momento, a meno che gli acquirenti, per lo più donne, portavano da casa una cuccuma vuota.

Egli si differenziava dal vaccaru, vaccaio, il quale vendeva (per ovvi motivi) il latte di mucca contenuto in un bidone di solido alluminio - che trasportava tenendolo poggiato sulla canna della bicicletta - dal quale lo prendeva con un mestolo. Ciò accadde fino a quando al citato bidone non fu applicato un più comodo rubinetto.

I lattai ambulanti giravano per le strade rionali intercalando al grido di “latteee!”, il suono di una trombetta di ottone giallo, simile a quella usata dal capostazione per segnalare la partenza del treno.

Per approfondimenti:

  1. R. Barletta, Ci tene arte tene parte, Grifo, Lecce 2011

 

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