Si è svolto presso il Monastero benedettino San Giovanni Evangelista di Lecce l’attesa conferenza di presentazione dei risultati e delle scoperte derivanti dai lavori di restauro del pavimento maiolicato della chiesa monastica.

 

 

 

Ad aprire i lavori è stata l’abbadessa del cenobio benedettino leccese, Madre Benedetta Grasso che ha in primo luogo ringraziato le autorità convenute: l’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta, il prefetto della città Domenico Natalino Manno, il sindaco Adriana Poli Bortone, e le altre autorità presenti insieme agli illustri relatori. A far entrare nel vivo della presentazione i presenti è stato Antonio Zunno, Soprintendente per le province di Brindisi, Lecce e Taranto.

In seguito, hanno preso la parola Michela Catalano e Giuseppe Muci, rispettivamente funzionario archeologo e funzionario architetto della Soprintendenza.

Le analisi effettuate al di sotto del pavimento della chiesa del monastero San Giovanni Evangelista testimoniano una vita sommersa e che ha fecondato la città e la Chiesa di Lecce nei secoli passati.

Infatti, dalle pergamene, dagli atti notarili e dalle cronache è possibile ricostruire la storia e le vicende della chiesa e dell’intero complesso monastico. La storia della chiesa del monastero, è stato affermato, non è da considerarsi una sorta di statico blocco monolitico ma essa, come la storia di ciascuno, è sempre stata dinamica.

Fondato nel 1133, o presumibilmente negli anni immediatamente precedenti, il monastero è stato posto sotto l’autorità papale l’anno successivo, nel 1134. Una nota storica importante che indica che il complesso monastico benedettino leccese ha sempre goduto un’assoluta autonomia rispetto ad altre fondazioni monastiche.

La chiesa attualmente esistente non è l’originale, che era di epoca normanna. Infatti, nell’epigrafe posta sopra il portale d’ingresso viene indicato l’anno 1607 come data di ricostruzione della stessa chiesa. La precedente infatti fu completamente demolita a vantaggio di una costruzione che doveva essere di aspetto migliore rispetto all’edificio preesistente. La costruzione doveva essere già completata nel 1634, come attesta il Giulio Cesare Infantino nella sua Lecce Sacra. Sarà però solo nel XVII secolo che la chiesa assunse l’aspetto che tuttora presenta e conserva.

Al di sotto del pavimento maiolicato, attualmente in corso di restauro, sono stati rinvenuti materiali di precedenti costruzioni, alcune camere funerarie ipogee, frammenti di affreschi, vasi liturgici e utensili in uso alla comunità monastica, alcune monete che permettono agli studiosi di precisare meglio le datazioni, e altri segni riguardanti la volontà di innalzamento nei secoli di diversi piani di calpestio, nonché la presenza di parti di pavimentazione che indicano la presenza di una chiesa preesistente, più grande rispetto all’attuale.

Sicuramente è possibile affermare che la chiesa del monastero San Giovanni Evangelista di Lecce ha da sempre giocato un ruolo centrale, accanto alla cattedrale, da un punto di vista religioso, spirituale e storico a favore dell’intera chiesa locale e della cittadinanza leccese.

Alla conferenza, ha fatto seguito per i presenti un’occasione più unica che rara: la possibilità offerta di visionare dall’alto, accedendo, solo per l’occasione dal coro monastico, e così vedere di persona quanto è stato illustrato con diapositive e relazioni.

La comunità monastica, la chiesa locale e la Soprintendenza nutrono la ferma speranza che, ultimati i lavori di messa in sicurezza e di restauro del pavimento maiolicato, presto la chiesa possa essere riaperta al culto e restituita in tutto il suo splendore alla cittadinanza e a quanti vorranno trovare ristoro all’ombra del grande padre del monachesimo occidentale, San Benedetto da Norcia.

 

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