Prende oggi il via a Pisciotta, il paese natìo, il convegno di studi sulla figura del vescovo di Lecce, Luigi Pappacoda (LEGGI). E Portalecce pubblica il secondo contributo (IL PRIMO) di don Michele Giannone, sacerdote leccese, appassionato studioso di storia della Chiesa locale.

All’arrivo del Pappacoda a Lecce, la situazione della diocesi non era delle migliori. Come scriveva Bruno Pellegrino nel profilo del nostro vergato per il Dizionario biografico degli italiani della Treccani: «Al proprio insediamento Pappacoda ereditò una diocesi sulla quale assai scarsa era stata l’incidenza in senso tridentino del lunghissimo governo dei due immediati predecessori, Annibale Saraceno (1560-91) e Scipione Spina (1591-1639). A condizioni di evidente debolezza del potere vescovile e di persistente disordinata pletoricità di un clero secolare su molti versanti non disciplinato, si accompagnarono vistose nuove realtà che la città di Lecce registrò nel passaggio dalla condizione da città laicamente “fedelissima” allo Stato spagnolo […] a città-chiesa, in virtù soprattutto del progressivo quasi esplosivo incremento, tra Cinque e Seicento, delle case degli Ordini religiosi e del loro particolare attivismo, primo e più importante tra tutti, quello dei Gesuiti e Teatini variamente impiegati a inquadrare i vari ceti cittadini in numerose confraternite laicali».
A questa realtà, il nuovo vescovo cercò di porre subito rimedio adottando gli strumenti indicati dal Concilio di Trento: visite pastorali, sinodi e lettere pastorali.
Egli visitò ripetutamente i luoghi della diocesi, vigilando sugli ecclesiastici secolari e sulle claustrali soggette alla potestà ordinaria. I verbali di queste visite sono custoditi e consultabili presso l’Archivio diocesano.
Celebrò, inoltre, due sinodi, il primo nel 1647 studiato a suo tempo dal cardinale Marcello Semeraro (Il primo sinodo leccese di mons. Luigi Pappacoda (1647), Società di storia patria per la Puglia, sezione di Taranto, [1978?]) e il secondo nel 1663 i cui atti promulgati nella chiesa di S. Maria della Grazia furono impressi a Roma nel 1669 presso il successore del Mascardi con il titolo Secunda synodus dioecesana ab Aloysio Pappacoda episcopo lyciensi celebrata a Christi nativitate anno 1663 20 maii e sono ancora reperibili in diverse biblioteche.
Promulgò, infine, una lettera pastorale stampata a Lecce nel 1656 appresso Pietro Micheli con il titolo Lettera pastorale di Monsignor Luigi Pappacoda vescovo di Lecce alla sua Città, e Diocesi. Dettata da Gio: Camillo Palma Dottor Teologo, e Archidiacono di Lecce. Questa edizione non è più reperibile, tuttavia è possibile consultarne il testo in C. Bozzi, I primi martiri di Lecce Giusto, Oronzio e Fortunato storia del signor Carlo Bozzi patrizio leccese diuisa in cinque libri, Lecce, dalla nuoua stampa del Mazzei della medesima città, 1714, alle pagine 67-73, reperibile anche online.
I testi appena richiamati, che andrebbero ulteriormente studiati e approfonditi, «costituiscono significativi documenti delle notevoli qualità di governo possedute dal Pappacoda» (Paone).


