Come può l’arte cristiana esprimere i valori universali della vita, non solo cristiana, e contribuire a far conoscere il bello dell’esistenza? Sicuramente in questa ottica la città di Lecce può dire tantissimo.

 

 

 

Città d’arte per eccellenza, dal museo diocesano alle chiese barocche, Lecce e il Salento sono espressione di un patrimonio magnifico che vale la pena incontrare per approfondirlo e valorizzarlo.

L’arte cristiana, per prima, ha permesso l’accesso al simbolismo, cioè al significato più profondo di semplici tratti o segni raffiguranti i riti umani. Ecco perché le sue opere artistiche, in particolare quelle sacre, comunicano la bellezza dell’umanità, oltre il mero materialismo.

Ed è questa la chiave di lettura del ‘bello’ che viene svelato dalla riflessione sull’arte sacra che riesce ad evangelizzare, nascendo in ambito liturgico per poi innervarlo completamente tanto da essere definita ‘l’ottavo sacramento’ (Cfr. A. Scattolini – E. Brunet, Ha fatto bella ogni cosa, Paoline 2026).

Nel trionfo del barocco leccese emerge la chiesa di San Matteo con la sua particolarissima facciata convessa, gioiello architettonico che differisce dallo stile tipico leccese, pur nel tradizionale intaglio decorativo della pietra locale, perché il suo architetto Achille Larducci fu fortemente influenzato dalle forme del barocco di Francesco Borromini a Roma.  

All’interno si possono ammirare i sontuosi altari laterali circondati dalle statue degli apostoli. E qui si scopre un antico affresco, inquadrato in un’elaborata cornice realizzata interamente in pietra leccese scolpita.

Mons. Vincenzo Marinaci, come parroco e custode della chiesa di San Matteo, ci può parlare di questa suggestiva rappresentazione pittorica?

Finito di restaurare nel gennaio del 2025, l’altare di Santa Maria della Luce con la sua ricca cornice inquadra sapientemente l’affresco centrale, amplificandone la sacralità: realizzato nel 1400, si tratta del dipinto della Madonna della Luce, titolare della parrocchia, opera tardo-gotica miracolosamente salvatasi dalla struttura anteriore.

Quale valenza simbolica e storica ha quest’opera?

Rappresenta una tenera immagine della Madonna del Latte, con Maria in trono mentre allatta Gesù Bambino, col significato liturgico dell’Eucaristia (Cfr. K. Skocovsky, Dal latte materno all’Eucaristia. Maria Lactans nella prospettiva della Teologia del corpo, Cantagalli 2021, Introduzione). Alla dolcezza e intimità di una scena di vita quotidiana si contrappongono i simboli che preannunciano la Passione e la Resurrezione di Cristo, la rondine nella mano di Gesù e il corallo al collo.  

L’immagine della Madonna della Luce ricorda la devozione dei leccesi verso questo titolo mariano, il cui inizio ebbe luogo nel 1467. Infatti, in quell’anno imperversava la peste in tutta la città, ma su una piccola cappella dedicata alla Vergine ed edificata fuori dalle mura cittadine nel 1418, apparve un angelo con la fiaccola della luce accesa. Quella visione comportò un gran concorso di popolo che volle pregare la Vergine per ottenere la liberazione dal contagioso male.

Come ne valorizzate la potenza comunicativa?

Con il progetto “LeccEcclesiae”, promosso dalla cooperativa ArtWork per le principali chiese di Lecce, il nuovo tour immersivo della chiesa accompagna il visitatore con testi e audio in cinque lingue. Visibile sull’app, in loco consente un approfondimento accedendo al qr code collocato sotto ogni opera. Quest’anno poi è stato composto, in onore di Santa Maria della Luce, l’inno “Madre della Luce” affidato per la composizione del testo alla dott. Simona Abate, scrittrice e linguista, e per la musica al prof. Tonio Calabrese, organista della cattedrale di Lecce e direttore del coro liturgico-polifonico della stessa.

 

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