Ci sono tante figure dimenticate che hanno contribuito a fare grande il Salento in tanti campi dello scibile, aiutando la crescita della comunità salentina.

La paziente opera di due studiose salentine, Lory Larva e Maria Rita Tarantino, e la preziosa opera di conservazione e valorizzazione della sezione di Lecce dell’Archivio di Stato, hanno consentito di accendere un riflettore su uno studioso poliedrico, Vincenzo Lapresa, medico, giornalista e studioso che, a cavallo tra il 1800 e la prima metà del 900, illuminò, con la sua attività, la strada della medicina nella Provincia di Terra d’Otranto, con la sua professionalità, ma anche con la direzione sanitaria delle Terme di Santa Cesarea che la famiglia Sticchi aveva intelligentemente realizzato, comprendendo le proprietà salso-bromo-iodiche delle acque delle sorgenti antistanti il mare della bella località salentina.
Tutte queste notizie si trovano in una pubblicazione molto articolata e puntuale che le due studiose salentine hanno pubblicato, attingendo dall’archivio che gli eredi Lapresa/Frassanito avevano giustamente consegnato all’Archivio di Stato e che è stato messo disposizione dal direttore della sezione di Lecce, Donato Pasculli.
Ennio Maria Frassanito e Vito Lapresa, due nipoti di Vincenzo Lapresa, avevano conservato un patrimonio molto importante di immagini e di scritti del nonno, che era anche corrispondente da Lecce del «Giornale d’Italia, «Il Mattino» di Napoli, «La Gazzetta di Puglia» e «Idea Nazionale». Ma il materiale custodito dell’Archivio di Stato di Lecce evidenzia anche la funzione sociale di Vincenzo Lapresa, medico epidemiologo, che ha messo la sua professionalità al servizio della salvezza della povera gente, quella colpita dalla piaga della tubercolosi, particolarmente diffusa nei primi anni del 900, soprattutto tra le classi più povere della comunità salentina.
Nella pubblicazione «Tra scienza e speranza: l’eredità dimenticata di Vincenzo Lapresa», Lory Larva e Maria Rita Tarantrino scrivono «...Lapresa seppe coniugare competenza scientifica, sensibilità umana e capacità di relazione contribuendo anche allo sviluppo di importanti realtà territoriali». Il riferimento è alle Terme di Santa Cesarea, di cui assunse la direzione sanitaria, contribuendo a consolidare il valore scientifico e curativo delle terme.
«Medico per vocazione e per missione, seppe affrontare con coraggio e umanità le sfide più difficili del suo tempo, portando sollievo e speranza a chi ne aveva bisogno in un mondo contadino di miseria ed ingiustizie». Il suo valore e la sua opera furono riconosciuti anche a livello nazionale per cui la pubblicazione delle due ricercatrici restituisce alla comunità attuale, la figura di un uomo, Vincenzo Lapresa, morto nel 1943, che ha lasciato una impronta importante nell’ambito della comunità salentina. La riscoperta della sua azione e del suo impegno, andrebbero conosciute e valorizzate nell’ambito di una rilettura di appunti, diari e la visione di foto che restituiscono anche uno spaccato reale di epoche e condizioni di vita che spiegano le radici della vita attuale di tutta la società salentina.

