In vista del convegno di studi sulla figura del vescovo di Lecce, Luigi Pappacoda (LEGGIche si svolgerà a Pisciotta, il paese natìo, nel prossimo fine settimana, pubblichiamo il primo di due contributi di don Michele Giannone, sacerdote leccese, appassionato studioso di storia della Chiesa locale.

 

 

 

Il 4 dicembre 1639 arrivava a Lecce il vescovo Aloisio Pappacoda, gran letterato e dottore in utroque iure, trasferitovi dalla diocesi di Capaccio (Sa) dove aveva governato quattro anni.

L’ingresso in città fu solennissimo, come testimoniano le cronache dell’epoca. Scriveva il Panettera: «A 4 fece la sua entrata pubblica in Lecce il nuovo Vescovo verso le ore 22 [cioè verso le tre del pomeriggio poiché le ore si contavano da un tramonto all’altro, ndr] e fu in questa maniera. Uscì la compagnia dei fanti a piedi ed era Capitano il signor Fabio Verardi con suoi alfieri e sergente ed andò a S. Nicola [Chiesa dei SS. Nicolò e Cataldo presso il Cimitero, ndr]. Fatte le debite accoglienze con lo sparo e battute d’insegne uscì la soldatesca a cavallo e la cavalcata delli signori Sindaco ed eletti ed anco li sacerdoti e convenuti; e condussero il Vescovo innanzi alla porta di S. Giusto [dalla metà del XVIII secolo denominata porta Napoli, ndr] ove arrivato ed inginocchiatosi in un altare di quella poco lontano, vi si vestì pontificalmente e frattanto incominciò ad avviarsi la processione. Vestitosi egli dei paramenti sagri cavalcò sopra una chinea [cavallo da sella, ndr] nobilmente ornata portandone il freno il signor Ludovico Guarino ed il signor Francesco Gravili. Le aste del palio sotto di cui andava si portavano dal sig. Nicola Maria Montefuscoli e signor Ottavio Tafuri nobili e l’altre due dalli signori Gio: Camillo Morelli e Gio: Pietro Maddalone civili, dopo seguivano il Sindico, auditori ed eletti della Città. Si fece la strada di S. Giusto, passò davanti il collegio dei Gesuiti e per dritto si portò sopra la Chiesa della Carità [si trovava al civico 29 di via Augusto Imperatore e fu abbattuta nel 1833, ndr] e voltando per avanti il palazzo del Reggio Governatore [sorgeva dove ora sta la Banca d’Italia, ndr] si condusse in piazza dove arrivato si fecero fuochi grandi ed assai spari suonando tutte le campane della Città a gloria con il concorso di tutto il curioso popolo di ogni ceto e dopo aver girato la detta piazza se ne uscì per la via dei Mercadanti e passando per i Teatini arrivò nel cortile del Vescovado».

Raccontava ancora il cronista che il Vescovo «pervenuto avanti la porta maggiore della chiesa [non l’odierna cattedrale barocca che il Pappacoda fece ricostruire vent’anni dopo, ma quella romanica riedificata nel 1230 dal vescovo Roberto Voltorico, ndr] smontò da cavallo ed il popolo subitamente lacerò le vesti di detta chinea e tra questi e tanti rumori si era persa la mitra e per la folla del popolo non potendo entrare in chiesa alla fine con grandissimo stento entrò quasi semivivo e perché era impossibile toccare l’altare maggiore si sedè in un confessionario dietro la porta maggiore dove deposti gli abiti sagri se ne salì dalla scala segreta al palazzo, senza poter fare altro».

Annotava pure che l’Episcopio era tutto ornato con drappi di seta e con versi latini in lode del Vescovo. In particolare sopra la porta maggiore vi erano due anagrammi composti dal sig. Girolamo Cicala. Il primo verso recitava ALOYSIUS PAPPACODUS PARTENOPEUS EPISCOPUS LICIENSIS [Aloisio Pappacoda napoletano vescovo leccese, ndr] e l’anagramma era ADEST POPULO LUPIAE PIUS SUCCESSOR SCIPIONIS SPINAE [viene al popolo di Lecce il pio successore di Scipione Spina, ndr]. L’altro verso diceva ALOYSIUS PAPPACODUS PARTENOPEUS [Aloisio Pappacoda napoletano, ndr] e l’anagramma era ADES APTUS EPISCOPUS ONOR LUPIAE [vieni idoneo vescovo onore di Lecce, ndr].

 

 

Chiosava infine il Panettera che la sera ci fu una cena e furono a tavola il Vescovo, il Vicario, il Sindaco, Francesco Rubbia, Ludovico Guarino, Gaspare Lecciso, il Cantoro e Aloisio Gugliotta Procuratore del Capitolo e che la mattina seguente il Vescovo scese in chiesa e fece la funzione che avrebbe dovuto fare il giorno prima e recitò un’orazione latina il figlio piccolo di Gaspare Lecciso e una in volgare D. Donato Ala.

 

Forum Famiglie Puglia

 

Mi curo di te, la sanità nel Salento. Radio Portalecce