Nel cuore luminoso del Salento, la maestosa basilica di Santa Croce si erge come un inno scolpito nella pietra, custode di una bellezza che attraversa i secoli.

 

 

Costruita tra il XVI e il XVII secolo, la basilica incanta per la ricchezza del suo linguaggio barocco, un linguaggio artistico che non si limita a decorare, ma che plasma lo spazio, lo rende vivo, vibrante, profondamente spirituale, ma è varcando la soglia che lo sguardo viene rapito da una visione inattesa: l’ampia navata centrale si apre come un respiro luminoso, guidando lo sguardo verso l’alto, dove si dispiega uno degli elementi più suggestivi dell’intero complesso: il soffitto a cassettoni ottagonali.

Realizzato in legno di noce, esso si distingue per la sua struttura modulare rigorosa e armonica, in cui ogni ottagono è incorniciato da profili dorati che catturano la luce naturale e la rifrangono in un gioco dinamico di chiaroscuri. Le dorature, sapientemente distribuite, non sono meri ornamenti, ma strumenti di elevazione visiva e simbolica: amplificano la percezione dello spazio e suggeriscono una tensione verso il divino. È da questa trama geometrica e luminosa che nasce l’ispirazione dell’Atelier Sirio di Bergamo che ha intrapreso un percorso progettuale di straordinaria sensibilità, traducendo il linguaggio architettonico del soffitto in un’opera tessile destinata alla liturgia. Un’opera luminosa, solenne e profondamente evocativa, intessuta di fede viva e di raffinata bellezza.

Questo prezioso parato liturgico, commissionato con sensibilità attenta e amorevole da mons. Flavio De Pascalis, quando era parroco della basilica, continua oggi a risplendere con maestosa eleganza nelle celebrazioni più solenni, indossato con devota partecipazione da mons. Mauro Carlino. È un segno tangibile, prezioso e duraturo di continuità, memoria viva e comunione profonda: un’eredità spirituale delicata e potente, che unisce passato e presente in un abbraccio armonioso, nobile e senza tempo.

Il cuore del progetto risiede nella reinterpretazione del modulo ottagonale. L’ottagono, figura che nella tradizione cristiana richiama l’eternità e la rinascita, diventa qui elemento modulare e narrativo, tessuto in un dialogo continuo tra forma, luce e significato. Non si tratta di una semplice riproduzione decorativa, ma di una trasposizione concettuale e tecnica: l’ottagono viene scomposto, studiato nelle sue proporzioni e reinserito in una nuova grammatica visiva, capace di dialogare con il corpo del celebrante e con lo spazio sacro.

Il parato liturgico si articola in una casula per il celebrante in tessuto di cotone e viscosa dalla trama in lurex color oro antico, progettata con un’attenta costruzione sartoriale. Il collo e lo stolone sono strutturati per garantire equilibrio visivo e funzionalità liturgica, divenendo il campo privilegiato per lo sviluppo del motivo ottagonale che raccontano una storia silenziosa ma intensamente vibrante: una storia fatta di cura paziente, di gusto elevato e di profonda spiritualità. Ogni dettaglio, elegante e simbolico, ogni sfumatura intensa e solenne, contribuisce a creare un insieme suggestivo e contemplativo, capace di elevare lo sguardo e il cuore. Qui, la tecnica mista adottata rappresenta uno degli elementi più innovativi: tessuti pregiati si alternano a inserti in pelle, lavorati e sagomati con precisione, creando un effetto tridimensionale che richiama la profondità dei cassettoni lignei. La palette cromatica si muove tra le tonalità dell’oro e del bronzo, calde e avvolgenti scelte non solo per la loro affinità con le dorature del soffitto, ma anche per la loro capacità di interagire con la luce liturgica, variando intensità in riflessi morbidi e cangianti, quasi a voler rendere visibile il mistero che si celebra durante la funzione liturgica. Le passamanerie, intrecciate interamente a mano, seguono e sottolineano le linee geometriche, creando un reticolo decorativo che unisce rigore e morbidezza.

A impreziosire ulteriormente la composizione intervengono borchie metalliche, applicate con precisione nei punti nodali del disegno che introducono una dimensione più morbida e narrativa. La tovaglia d’altare, pensata come parte integrante del progetto, riprende e distende il motivo ottagonale in una composizione orizzontale, creando continuità visiva tra il celebrante e lo spazio liturgico. Essa non è un elemento accessorio, ma un vero e proprio piano simbolico, su cui la geometria si fa accoglienza e fondamento del rito.

Ciò che emerge è molto più di un semplice manufatto: è un’esperienza estetica e spirituale. L’intero parato si configura così come un’opera complessa, in cui ogni dettaglio - dalla scelta dei materiali alla tecnica di esecuzione, dalla struttura compositiva alla resa luminosa - concorre a costruire un’esperienza estetica e spirituale profonda. L’Atelier Sirio riesce infatti a tradurre la monumentalità barocca in un linguaggio tessile contemporaneo, mantenendo intatta la forza simbolica dell’originale, dimostrando come l’arte sartoriale possa farsi strumento teologico, capace di tradurre in forma visibile i misteri celebrati. In questo incontro tra architettura e tessuto, tra barocco e contemporaneità, il soffitto della basilica non è più soltanto uno spazio da contemplare, ma diventa gesto, movimento, presenza viva nella liturgia. Ogni dettaglio racconta una cura paziente, ogni intreccio custodisce una memoria, ogni riflesso dorato diventa segno di trascendenza.

La bellezza, così reinterpretata, continua a compiere la sua missione più alta: e così, ciò che nel tempo faceva elevava lo sguardo dei fedeli verso il cielo, oggi torna a vivere nel gesto liturgico, avvolgendo il celebrante e l’altare in una bellezza che parla al cuore nel custodire il mistero.

 

 

 

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