Con una cerimonia semplice e breve, l’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta ha benedetto e inaugurato nella chiesa di Sant’Angelo (santuario diocesano dell’Addolorata) in Lecce la nuova natività ad altezza naturale.

 

 

 

 

Alla realizzazione dell’opera, fatta poi creare dal dinamico priore dell’arciconfraternita dell’Addolorata, Claudio Selleri, aveva offerto il suo contributo di idee anche il compianto rettore del santuario, don Rossano Santoro, prematuramente deceduto lo scorso 8 settembre.

Essa nasce da un lungo e rigoroso percorso di studio e di ricerca condotto dall’associazione culturale per gli antichi mestieri del Regno delle due Sicilie, “Ars Aurea Ildegarda di Bingen”, da anni impegnata nella tutela, valorizzazione e trasmissione delle tradizioni artistiche e artigianali del Mezzogiorno d’Italia.

L’opera, composta da due statue in cartapesta realizzate dal maestro Francesco De Vita, propone una lettura iconografica di straordinaria originalità e pregio: la Vergine Maria e San Giuseppe sono raffigurati indossando i costumi popolari festivi del Settecento della Terra d’Otranto (foto in bianco e nero), con specifico riferimento agli abiti tradizionali dell’uomo e della donna di Lecce. Tale scelta conferisce alla rappresentazione sacra un profondo valore storico, antropologico e identitario, radicandola nel contesto culturale del territorio salentino.

“La ricostruzione degli abiti – spiega in una nota Gabriele Maria Cosma Baldari, presidente dell’associazione - si fonda su un’attenta analisi delle guaches settecentesche realizzate dai pittori di viaggio incaricati da Ferdinando IV di Borbone di documentare i costumi del popolo del Regno. Queste immagini, destinate alla realizzazione di miniature decorative per porcellane e apparati pittorici dei palazzi reali, testimoniano l’opulenza, la raffinatezza e la ricchezza cromatica dell’abbigliamento tradizionale, elementi che hanno ispirato fedelmente l’opera”.

“San Giuseppe - prosegue la nota - indossa il tipico abito maschile leccese del XVIII secolo, caratterizzato da camicia con collo ricamato, giamberghino e calzoncini in seta verde rifiniti con zacane in argento, gamberga scura foderata in velluto viola e impreziosita da zacane in oro, fusciacca violacea, manto in velluto giallo e coprigambe propri dell’epoca”.

“La Vergine Maria - aggiunge Baldari - è raffigurata con l’abito tradizionale femminile leccese: sottana in seta color incarnato, gonnella turchina con montatura rosa e zacane in oro e argento, mantesino in velo ricamato legato da nastro rosa, giuppo in seta color incarnato con conzacane d’argento, camicia ricamata, respectina in pizzo e zendalo in velluto bordato da merletto a fuselli a tombolo. Il grembiule legato in vita e raccolto lateralmente assume un valore simbolico di particolare rilievo, evocando la dignità e il ruolo della donna nella cura della casa e della famiglia”.

“Questa Natività, unica nel suo genere, si configura come un alto omaggio alla città di Lecce, alla sua arte e alla sua bellezza, nonché alla memoria storica, alla magnificenza e ai fasti del Regno delle due Sicilie, in un dialogo armonioso tra sacralità, identità popolare e tradizione artistica”.

 

 

Photogallery di Arturo Caprioli.

 

 

 

 

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