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È passato un anno dalla morte di Andrea Camilleri: scrittore, drammaturgo, sceneggiatore, insegnante all’Accademia di arte drammatica, famosissimo in Italia e in tutto il mondo, tanto amante della sua terra, la Sicilia, da trasmettere questo amore a milioni di persone che l’hanno frequentata attraverso le sue parole.

 

 

In uno dei tanti periodi bui del nostro Paese, quello in cui si chiudevano i porti e si smantellavano le esperienze più riuscite di inclusione delle persone migranti, Andrea Camilleri, a 93 anni, alzò forte la sua voce e, da cittadino italiano, gridò: “Non in nome mio questa violenza, questa prepotenza, questa nazista volgarità”.

Gianfranco Villanova, membro della comunità della Casa di Lecce, ha desiderato fare suo quest’appello scrivendo, insieme a Maria Teresa Pati, presidente della Fondazione Div.ergo, una canzone che esprimesse il pensiero di coloro che sono dalla parte della vita per tutti, della speranza per tutti, il pensiero di coloro che guardano la differenza come una ricchezza e non come una minaccia.

Camilleri diceva: “Diventato cieco mi è venuta una curiosità immensa di intuire cosa sia l’eternità, quell’eternità che ormai sento così vicina a me”.

Andrea ti ricordiamo con affetto e anche con un po’ di nostalgia, vivi nell’eternità e continua ad essere curioso. Grazie

 

 

Chiesa di Lecce per il Coronavirus