Questo sito fa uso di cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’utilizzo del sito stesso. Utilizziamo sia cookie tecnici sia cookie di parti terze per inviare messaggi promozionali sulla base dei comportamenti degli utenti. Può conoscere i dettagli consultando la nostra privacy policy qui. Proseguendo nella navigazione si accetta l’uso dei cookie; in caso contrario è possibile abbandonare il sito.

0
0
0
s2sdefault

L’affermazione di San Paolo riportata nella seconda lettera ai Corinzi, capitolo 12, secondo cui “quando sono debole è allora che sono forte”, suona del tutto paradossale.

 

 

Si tratta di un paradosso che è insito anche nella vicenda di Gesù Cristo, il Figlio di Dio che accetta di farsi uccidere sulla Croce da quegli uomini che è venuto a salvare.

Che cosa intende dire San Paolo?

San Paolo sembra faccia riferimento a una sua esperienza concreta, esistenziale, una situazione di debolezza fisica o psicologica, quale una infermità o uno stato d’animo provato, depresso. Egli non si vergogna di ricordare ai Corinti la situazione di debolezza, umanamente parlando sfavorevole, che ha caratterizzato la sua opera di evangelizzazione in mezzo a loro.

L'umanità di Paolo è la nostra umanità. È l'uomo che soffre, ha paura del futuro, della malattia, della pandemia, della crisi economica.

L'affermazione di San Paolo è paradossale, sembra contraria alla logica umana.

Del resto l’azione salvifica di Dio agisce in modo illogico secondo la sapienza del mondo. Il mondo infatti elogia la forza e la potenza, mentre Dio per salvare il mondo ha imboccato e percorso fino in fondo la via della debolezza, del volontario abbassamento e svuotamento di sé. Non ci ha “usati” per farsi più grande e bello. Al contrario, si è lasciato “ferire” dalla nostra miseria e tristezza e se ne è fatto carico, oltre ogni buon senso, fino all’infamia della croce.

Il Dio di cui parla San Paolo è il Dio dei paradossi!

Dio stesso nel suo appassionato amore per l’umanità si avventura nel paradosso più sconcertante che è quello dell’Incarnazione. Nella lettera ai Filippesi Paolo presenta un Dio che si abbassa e si svuota di ogni pretesa divina per farsi in tutto simile all’uomo, anzi si abbassa fino alla terrificante morte di croce per amore della sua creatura.

San Paolo parla del Dio che ha sperimentato personalmente come amore, del Dio che l’ha reso forte nell’amore, niente e nessuno «potrà mai separarci dall’amore di Dio che in Cristo Gesù, nostro Signore» scrive nella lettera ai Romani. In questo sta la fortezza di San Paolo che gli permette di uscire da ogni debolezza.

È un Dio che salva sacrificando se stesso, non gli altri; è il Dio che vince con l’amore: l’unica potenza che trasforma l’umanità se viene accolta pienamente nella Chiesa e nella società.

È il Dio che ha scelto ciascuno di noi!

 

 

prossimi eventi

3 Lug

Presiede l'arcivescovo Michele Seccia

4 Lug

Celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo Michele Seccia con il solenne rito della discesa della croce

9 Lug

Celebrazione eucaristica presieduta dall'arcivescovo Michele Seccia

10 Lug

Celebrazione eucaristica presieduta dall'arcivescovo Michele Seccia

11 Lug

Celebrazione eucaristica presieduta dall'arcivescovo Michele Seccia

13 Lug

Celebrazione eucaristica presieduta dall'arcivescovo Michele Seccia

Chiesa di Lecce per il Coronavirus