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L’associazione “Cuore e mani aperte” da lungo tempo impegnata nella umanizzazione degli spazi ospedalieri, con particolare riguardo all’utenza pediatrica, dona una ludobarella a forma di cars all’ospedale di Brindisi.

Domani 4 febbraio, presso la sala cinema dell’Unità operativa “Pediatria” del Presidio ospedaliero “Antonio Perrino” di Brindisi avrà luogo il rito di consegna di una ludobarella al reparto pediatrico del nosocomio brindisino. Interverranno: don Gianni Mattia, presidente dell’Associazione “Cuore e mani aperte”; Riccardo Rossi, sindaco di Brindisi e il dott. Fulvio Moramarco, direttore responsabile del reparto di pediatria.

“Questa è la sesta ludobarella che doniamo a un reparto pediatrico dopo le esperienze di Lecce, Scorrano e Gallipoli, ma la prima volta che usciamo al di fuori del territorio della nostra provincia. Siamo orgogliosi di poter dimostrare la vicinanza anche agli amici brindisini. D’altra parte la comunità di Brindisi, in particolare quella di San Pietro Vernotico, ha in più occasioni sposato le nostre iniziative con diverse raccolte fondi. Ci è sembrato doveroso, pertanto, ricambiare con questa donazione”, sono le parole con cui don Gianni Mattia, presidente e fondatore dell’associazione presenta l’iniziativa. “L’idea delle ludobarelle è nata più di due anni fa, a seguito della nostra costante attenzione verso l’umanizzazione delle cure e degli spazi ospedalieri. Questa mission è da sempre stata insita in noi, sin dalla nascita. Infatti, tra le nostre prime attività è da annoverare la clownterapia. Abbiamo proseguito con la bimbulanza, che in 8 anni ha percorso in lungo e in largo la penisola con i suoi colori, dando speranza a tanti piccoli salentini e alle loro famiglie. Da ultimo, ma non meno importante, abbiamo avviato questa lunga serie di donazioni che guardano alla umanizzazione degli spazi ospedalieri, con la colorazione della risonanza magnetica del Presidio ospedaliero “Vito Fazzi” di Lecce e della sua sala prelievi, convinti che tutto questo contribuisca alla distensione psicologica del minore ospedalizzato. Durante la mia lunga esperienza da cappellano ho potuto verificare come queste donazioni rendano l’ambiente ospedaliero più accogliente per il paziente pediatrico, contribuendo anche a far sentire meno il peso della malattia ai genitori e facilitando, in tal modo, l’attività del personale sanitario”.

 

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