Questo sito fa uso di cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’utilizzo del sito stesso. Utilizziamo sia cookie tecnici sia cookie di parti terze per inviare messaggi promozionali sulla base dei comportamenti degli utenti. Può conoscere i dettagli consultando la nostra privacy policy qui. Proseguendo nella navigazione si accetta l’uso dei cookie; in caso contrario è possibile abbandonare il sito.

0
0
0
s2sdefault

Circa un mese fa, ho trascritto un pensiero di Hermann Hess, che mi aveva particolarmente colpito. Il filosofo tedesco scrive: “Noi pretendiamo che la vita debba avere un senso, ma la vita ha precisamente il senso che noi stessi siamo disposti ad attribuirle”.

Ho letto più volte questa frase, interrogandomi su quale fosse il senso della vita, e in particolare della malattia. La domanda di fondo era: può una qualsiasi patologia, fortemente invalidante, stravolgere il senso della vita vissuta fino al giorno in cui ti viene annunciato che si chiude una pagina della tua esistenza, e si apre un foglio bianco sul quale scriverai un incerto futuro?

Tutto ciò non ha senso, mi son detto, è una contraddizione della vita che ho vissuto, è inammissibile che una malattia possa stravolgere tutto quello in cui ho creduto, un edificio che ha retto a mille difficoltà, periodi in cui un velo celava il futuro.

La vita ha il senso che noi stessi siamo disposti ad attribuirle, nulla può cambiare la decisione presa 43 anni fa, quando, studente liceale, Dio stravolse tutti i miei sistemi di riferimento. Da allora, ogni mattina punto la mia bussola a Dio, e traccio la rotta di navigazione. È una bussola particolare, nessun campo magnetico può disturbare la direzione.

In realtà ho un segreto, del quale, generalmente, non parlo spesso. Una domenica mattina, come faccio ogni giorno, leggo la pagina del Vangelo che riporta la liturgia.

Inizio a leggere, mi fermo un istante, “Se aveste fede quanto un granello di senape...”.

È una pagina del Vangelo di Luca, in cui gli apostoli, proprio loro, quel gruppo ristretto di discepoli da lui resi “i Dodici”, conoscendo la propria debolezza chiedono a Gesù: “Aumenta la nostra fede!”.

Gli apostoli vorrebbero essere giganti della fede, ma Gesù fa loro comprendere che la fede, anche piccola, se è reale adesione a lui, è sufficiente!

La fede non è un concetto di ordine intellettuale, non è posta innanzitutto in una dottrina o in una verità, né tanto meno in formule, nei dogmi.

Come sarebbe possibile vivere senza fidarsi di qualcuno?

La fede è un atto di fiducia nel Signore, fino ad abbandonarsi a lui in un rapporto personalissimo.

È questo il senso che ho dato alla mia vita quel primo agosto del 1976, e da allora non è mai cambiato.

È questa fede che mi ha dato fiducia nella possibilità di essere presente sabato, 12 ottobre, a Castelgandolfo, per la presentazione del libro.

Le difficoltà erano tante, potevo viaggiare solo in ambulanza, avevo bisogno di tante attrezzature, ma non mi sono scoraggiato, ho avuto fede, il sogno si è realizzato.

Se aveste fede quanto un granellino di senape. Un granellino microscopico, basta pochissima fede, quasi niente: è questione di qualità, non di quantità.

 

prossimi eventi

14 Nov

Per i ragazzi dal I al IV Superiore che vogliono conoscere la vita del Seminario e vivere un “piccolo cammino” alla scoperta della propria vocazione. 

Si arriva per il pranzo in Seminario dopo la scuola, si vive un momento di studio e di incontro per poi ritornare a casa.

17 Nov

Pranzo con i poveri presso il Ristorante “Angeli” (Hotel Zenit) – Lecce, via Adriatica.

23 Nov

Per ministranti, ragazzi e ragazze, dagli 11 ai 14 anni, che desiderano scoprire la propria vocazione.

 

scuola diocesana di formazione teologica


 

 

CONTATTI

portalecce.it
73100 - Lecce
piazza duomo
tel. 0832.308849

redazione@portalecce.it