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L’incontro con l’arcivescovo di Lecce, mons. Michele Seccia è stato il naturale approdo successivo al racconto dell’esemplare storia di Sajjad Ahmed, su Portalecce nella rubrica “L’ospite della domenica”.

Sajjad Ahmed, 28 anni, è salito prepotentemente al centro dell’interesse mediatico nazionale per aver realizzato presso l’Università del Salento il sogno di laurearsi in ingegneria, dopo un percorso che dal Pakistan arriva a Lecce, attraverso diciassette anni in Libia e, nel 2007, un drammatico viaggio di quattro giorni nel Mediterraneo, verso Brindisi.

Il vescovo ieri ha accolto e ha ascoltato con attenzione la storia di Sajjad che è anche una storia di fede religiosa, Sajjad è musulmano, e testimonianza di come le religioni possano dialogare ed incontrarsi nei valori di fondo.

Il giovane ha sottolineato l’importanza che per la sua crescita hanno avuto i sei anni di permanenza presso il centro giovanile dei padri Cappuccini Itca di Lecce dove è stato assegnato al suo arrivo in Italia. Qui è stata curata la sua formazione e ha potuto completare gli studi di base. Grazie ai padri ha trovato un lavoro, che gli ha permesso di far studiare le sorelle, e una famiglia italiana che si è presa cura di lui negli anni dell’università e presso la quale tuttora vive.

La riconoscenza, dote rara, è un tratto caratteristico di Sajjd e colpisce come la serenità, la naturalezza e l’umiltà con cui, pur sottolineando con orgoglio i suoi meriti, racconta situazioni che giustificherebbero la disperazione. 

Con la medesima attenzione Sajjad ha ascoltato le parole dell’arcivescovo che sono un riconoscimento alla volontà di ferro ed ai progetti che hanno guidato e guidano questo ragazzo ricco di entusiasmo e di idee. “Dobbiamo vivere - ha detto Seccia - lasciando un segno, cioè, realizzando noi stessi e portando un contributo nel sociale. La vocazione di ciascuno è dare un senso alla propria vita. A nessuno è stato chiesto di nascere; siamo stati chiamati alla vita dall’amore dei genitori, ma non siamo solo un prodotto generativo, cellulare, ma di più, siamo parte di un progetto più alto a cui dobbiamo rispondere”.

Se una fastidiosa pioggia ci ha colto nell’andare, all’uscita sorrideva un magnifico sole. Espressione del volubile clima? Ci piace pensare ad un segno di gioiosa speranza.

 

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