Quasi sconosciuto, canta la gentilezza e diviene la vera rivelazione del Festival di Sanremo che solo per un soffio dello 0,4% non agguanta il primo posto e la vittoria andata invece a Olly.

 

 

Lucio Corsi entra in punta di piedi all’Ariston, quasi letteralmente, sembra una piccola marionetta macchiettistica, poi canta la sua “Volevo essere un duro”, piazzatasi sul secondo gradino del podio, canta con Topo Gigio e tutto sembra cambiare. Ecco un giovane di soli 31 anni che porta un messaggio completamente diverso dalle altre 28 canzoni in gara piene solo di amore deluso, amore nostalgico, amore non ricambiato, amore doloroso. Dietro al pianoforte e alla chitarra elettrica Corsi lancia un altro messaggio “pieno di luce”, canta una riflessione sulle aspettative personali e sociali in modo del tutto originale, cioè riguardo all'immagine di sé. 

“Volevo essere un duro, un robot, un lottatore di sumo” canta “però non sono nessuno, non sono nato con la faccia da duro, ho anche paura del buio”. Il giovane cantautore esprime il desiderio di essere percepito come un duro, perché la società di oggi associa il duro alla sicurezza, alla forza e al distacco emotivo. Tuttavia, poi i suoi versi evidenziano un senso di inappropriatezza tra questa aspirazione e la realtà della sua personalità in cui si chiede perché non dare valore a quelle emozioni del cuore, suggerendo quindi una critica agli stereotipi legati alla virilità e alla costruzione dell'identità individuale dettata dalla rigida società di oggi. Basta con gli invincibili sembra gridare il giovane cantante originario di Grosseto e così conquista il pubblico dell’Ariston e “Tutta l’Italia”.

“Quanto è duro il mondo per quelli normali che hanno poco amore intorno o troppo sole negli occhiali” ed ecco un inno a essere normali fuori dagli schemi, un inno alla fragilità, un inno alla tenerezza, una canzone d’amore, si, ma verso sé stessi e la vita.

Fragili sì ma perché umani, e ciascuno a modo proprio. Ognuno con le sue imperfezioni, nel racconto dei propri giorni, nella speranza che diventa un sorriso, un fumetto, un disegno di gioia così come si è presentato lo stesso cantautore in tutti i 5 giorni del festival, con il suo trucco da maschera, il suo look colorato, il suo sorriso e la sua gentilezza che, per quanto sia stato sconosciuto ai più, in realtà nel panorama della musica indipendente Corsi è un punto di riferimento già dal 2011, mostrando una personalità poliedrica, citando riferimenti alla cultura pop e cinematografica, cantando “Volare” con Topo Gigio che gli ha insegnato, appunto, a “non avere fili comandati come una marionetta”, come lui stesso ha dichiarato, e che con un pacco di patatine nascosto nella spalletta del costume che lui stesso si è cucito a mano arriva quasi a toccare la punta dell’Olimpo della musica italiana a Sanremo, vince il prestigioso premio della critica Mia Martini e con la medaglia d’argento al collo ha saputo lanciare un messaggio di leggerezza in questo nuovo festival del record.

 

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