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La vita di un uomo può essere piena di incarichi e onori, ma vuoi mettere la gioia di essere nonno? Cosimo Durante, presidente del Gal di Terra d’Arneo, non ha dubbi: nulla cambia il tuo “sguardo” nei confronti della vita come avere nipoti da educare.

Carta di identità. 

Sono tutto ciò che ha fatto finora. Assessore già nel 1988, comunale e poi provinciale, sindaco di Leverano, poi capo della segreteria del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e anche vicepresidente, per sette anni, dell’Associazione delle province dell’arco adriatico e jonico, che ha sede a Teramo, nonché membro del cda della Camera di commercio italo-ellenica ad Atene. Oggi sono presidente del Gal di Terra d’Arneo e componente del Distretto agroalimentare di qualità jonico salentino, sono sposato con Marinella D’Amanzo dal 1983, ho due figli, Alessandra e Antonello. Alessandra è avvocato e  vive a Lecce, Antonello è ufficiale dell’Esercito italiano e sta a Roma, anche se ora si trova ad Atlanta per un master formativo. Ah, e poi sono anche Commendatore della Repubblica, e il 5 aprile sarò insignito del titolo di Accademico Aggregato dei Georgofili.

 

E Cosimo Durante privato?

È un uomo abbastanza soddisfatto, che ha raggiunto gli obiettivi importanti di cui dicevo prima. L’esperienza in Provincia con Lorenzo Ria prima e Giovanni Pellegrino dopo, per esempio, è stata  straordinaria: mi ha consentito di aprire la mente a nuove visioni che sono poi diventate missioni in materia di agricoltura, sviluppo locale, politiche comunitarie, cooperazione. Ho girato il mondo e toccato con mano molte realtà diverse.

 

Per ritrovarsi in casa con il dramma della Xylella, volendo parlare di agricoltura. 

Il grande dramma, che ci portiamo dentro ormai quotidianamente come un assillo e per il quale non si intravedono ancora spiragli di buone soluzioni...  Un problema che sta causando il depauperamento economico del nostro territorio, per il quale l’olivicoltura è punto di riferimento importante, essenziale e strategico.

 

Ma oggi settore martoriato.

Io non riesco a immaginare il Salento senza ulivi, voglio immaginare piuttosto un Salento che deve trovare la forza di cercare una soluzione. Noi del Gal di Terra d’Arneo abbiamo infatti investito molto sulla diversificazione delle colture, e speriamo anche così di aiutare il settore a uscire dalla crisi. Perché la Xylella non è solo un problema del contadino, è un problema di tutti: più si indebolisce la filiera agricola, più si indebolisce tutto il sistema economico complessivo.

Poi c’è anche la pesca a non godere propriamente di ottima salute.

Anche questo è argomento che ricade nella responsabilità di noi tutti, perché la pesca non deve essere la cenerentola dello sviluppo, atteso che tra l’altro la Puglia è la seconda regione per prodotto lordo vendibile, lunghezza delle coste e importanza di marineria. Anche qui, quindi, urge  decidere di cambiare mentalità: i pescatori devono diventare imprenditori ittici ed essere i primi a difendere il mare.  Anche in questo caso il Gal Terra d’Arneo sta facendo la sua parte, ma è chiaro che anche qui si impone un deciso cambio di mentalità, ripeto, e di rotta.

Lei è nonno.

Di Giorgio Edoardo, che ha due anni e mezzo.

È preoccupato per il suo futuro, dal punto di vista ambientale?

Sono preoccupato in generale per le nuove generazioni. Una bella frase di un capo indiano dice: “Non è la Terra che appartiene all’uomo, ma l’uomo che appartiene alla Terra”. E tutto ciò che facciamo alla Terra lo facciamo a noi stessi. Lo dico da vent’anni.  

Cosa fa nel suo quotidiano per preservare l’ambiente?

Mi attengo a piccole regole utili per non sprecare risorse: chiudo il rubinetto quando faccio la barba e quando mi lavo i denti, per esempio. Non è chissà che, ma se lo facessimo tutti diventerebbe il risparmio di acqua sarebbe grande.

 

Noi salentini siamo molto affezionati alla nostra terra a parole, ma poi le campagne scoppiano di rifiuti.

Un handicap enorme che non ci aiuta rispetto alle azioni positive che cerchiamo di lanciare per promuovere il territorio. Scelleratezze per le quali vedrei bene il carcere duro, altro che multe. Bisognerebbe orientare il legislatore a creare una sorta di Daspo ambientale per reprimere questi fenomeni. Come per chi insozza i monumenti con vernici e scritte inutili.

 

Cosa fa nel tempo libero?

Soprattutto il nonno, una delle tante cose belle che accadono nella vita di un marito e di un padre. Diventare nonno cambia davvero la tua vita, ti dà un’altra profondità di “sguardo” sull’esistenza.

 

Rapporti con i libri?

Leggo molto, ma mi piace anche scrivere. Sono stato anche invitato da qualche casa editrice a tentare qualche approfondimento sulla mia esperienza politica, ma non ho ritenuto necessario farlo anche se per certi versi ciò che ho realizzato - anche come vicepresidente di Anci Puglia, altro incarico che ho ricoperto - ha influenzato non poco la vita economica e culturale del mio territorio. Soprattutto, ripeto, con i presidenti Ria e Pellegrino, artefici della grande trasformazione anche identitaria del Salento: ricordate il marchio “Salento d’amare”?

Bei tempi. Oggi l’economia salentina non è più così promettente.

Paghiamo purtroppo lo scotto di una congiuntura negativa che riguarda solo il Salento: sta a noi dare una mano al territorio ad uscire dalle secche. Il turismo ci sta aiutando, ma dobbiamo continuare a qualificare l’offerta: non bastano gli attrattori d’eccellenza, dobbiamo migliorare la qualità dei servizi. Un altro problema è la mancanza di “rete” tra gli operatori, elemento indispensabile per rimanere sulla cresta dell’onda. Altrimenti, come successo ad altre località prima in auge, l’interesse turistico potrebbe finire.

E la fede?

Che dire? Sono stato capo chierichetto fino alla scuola superiore, ed è stata un’esperienza di vita molto positiva. Sono cresciuto nell’oratorio della chiesa della Madonna della Consolazione, quand’era parroco Giuseppe Paladini. La Chiesa ha sempre svolto azione vicaria, in questo campo,  rispetto allo Stato: lì ho imparato infatti a leggere i libri, a mettere a confronto la Scuola di Barbiana  di don Lorenzo Milani e il ’68 di Mario Capanna, ma anche a giocare a ping-pong e a fare teatro. E da assessore provinciale sono stato molto legato a mons. Cosmo Francesco Ruppi: con lui ho fatto due missioni in Moldavia. Ruppi è stato uno dei protagonisti della crescita di questo territorio negli ultimi decenni, e spero davvero che quanto prima le sue spoglie possano riposare nel Duomo di Lecce.

 

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