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Cosa rende un imprenditore un uomo di successo, quali le radici, le motivazioni, le idee, i progetti. Ma anche cosa si nasconde dietro al personaggio pubblico, chi c’è alle sue spalle, quali sono i suoi pensieri più reconditi, quali i suoi ricordi più intimi, o i rimpianti mai confessati.

Abbiamo provato ad indagarlo, in un continuo zigzagare tra la dimensione personale e quella professionale, intervistando Paolo Pagliaro, editore e docente universitario, volto notissimo del panorama imprenditoriale e politico salentino.

Sposato e padre di quattro figli, Paolo Pagliaro si racconta con naturalezza ai nostri microfoni, rivelando inediti aspetti del suo carattere e della sua personalità.

Paolo Pagliaro, lei è un personaggio molto conosciuto. Presentarla è quasi pleonastico. Ma se si dovesse descrivere lei in poche righe, come lo farebbe? Chi è Paolo Pagliaro nel privato?

Difficile descriversi da soli. Paolo Pagliaro nel privato è esattamente quello che vedete in pubblico. Un passionale, un sognatore, un uomo legato ai veri valori della vita, un uomo che combatte per la sua terra, un uomo che passa la maggior parte del tempo con la testa al lavoro perché ha un alto senso di responsabilità. Un perfezionista che pretende da se stesso sempre il massimo e di conseguenza anche dagli altri.

Un ricordo d’infanzia che può condividere con i nostri lettori? Che rapporto ha avuto con i suoi genitori?

I ricordi d’infanzia sono tutti belli perché sono cresciuto in una famiglia splendida con un padre eccezionale, un poliziotto, un servitore dello Stato che mi ha inculcato il senso dell’onore e del rigore e una madre unica, telefonista e impiegata alla Sip, piena di vitalità e forza, entrambi ci hanno dato insegnamenti importantissimi e ci hanno fatto crescere con sani valori. Ricordo d'infanzia felice? Tanti, tra le suore dell’istituto Margherita, l’Azione cattolica e la strada al rione San Pio. Poi c'è un ricordo di gioventù legato alla mia voglia di voler lavorare subito senza gravare sull’economia familiare cosa che ho fatto già dai miei 14 anni adoperandomi a fare i lavori che trovavo e avevo il grande sogno della musica.

Imprenditore di successo, politico, docente, marito e padre. In quale di queste categorie si sente più a suo agio? E in quale pensa di dare il meglio di sé?

In tutte le categorie che lei ha elencato mi sento a mio agio e in nessuna mi sento di dare il meglio di me perché sono alla continua ricerca di migliorarmi, in tutto, in ogni azione, ogni giorno.

                                                                                                                                    

Da sempre la sua vita è al servizio della comunicazione. Come vive questo servizio? Che cosa significa fare comunicazione oggi?

Comunicazione e informazione sono valori importanti per la nostra società. Fare comunicazione significa assumersi in maniera coraggiosa la responsabilità di offrire un servizio ai cittadini che sia un’informazione pluralista, onestà e quando più, nonostante sia quasi impossibile, obiettiva, impegnata nell’ambito sociale, economico, politico e culturale.

Quest’anno Telerama compie trent’anni. Trent’anni di narrazioni e di successi. Se dovesse indicarci tre, quattro momenti significativi (storie, interviste, trasmissioni, ospiti) di questo percorso quali sceglierebbe?

Ne abbiamo percorsa di strada e di esperienze, sono stati trent’anni di duro lavoro fatto con passione, impegno e sacrificio, perché se manca la passione e l’amore per questo lavoro è impossibile farlo. Al primo posto non posso non mettere i due momenti clou del nostro inizio, la prima trasmissione informativa dal titolo “Inchiostro di china” condotta da Carlo Sozzo, a seguire il nostro primo Trnews nel dicembre del 1991 con il direttore Adolfo Maffei. E poi l'attribuzione del Premio Millecanali, per la categoria "Programmazione complessiva", quale migliore televisione d'Italia, ed il Premio “Ilaria Alpi” alla trasmissione “L’Indiano”. Attimi indimenticabili di un percorso fantastico grazie anche ai direttori che si sono succeduti: Adolfo Maffei, Domenico Faivre, Gabriella Della Monaca, Mauro Giliberti, Danilo Lupo, Gaetano Gorgoni, Giuseppe Vernaleone e infine i tanti talenti che abbiamo formato; senza dimenticare la collaborazione di media partner con l’US Lecce, le feste per le promozioni e l’indimenticabile Sergio Vantaggiato che è sempre qui con noi anche se una mano infame ce lo portò via. Telerama quindi è la Tv indies, infrastruttura immateriale che ha inventato anche tanti media event da La Notte della Taranta a L’alba dei popoli di Otranto alla Fòcara di Novoli, e poi Cuore Amico, Salento doc, le 10 battaglie. Siamo stati e saremo sempre attivi, sempre sentinelle, guardiani, e narratori impegnati a valorizzare il nostro bellissimo Salento.

Che ricordi ha delle visite di Papa Giovanni Paolo II e di Papa Francesco nella provincia di Lecce?

Momenti indimenticabili, attimi in cui il tempo si ferma e ti trovi a specchiarti negli occhi di questi grandissimi uomini e nella loro mitezza ritrovi Dio; sicuramente sono dei ricordi che non svaniranno mai.

Dalla radio alla televisione, passando per la politica, ha sempre voluto sostenere e promuovere la cultura locale e l’identità del territorio…

Alla base di tutto il mio percorso c’è l’amore per la mia terra, per le nostre radici, la nostra cultura identitaria. Il Salento aveva bisogno di una voce che iniziasse a raccontare tutte le ingiustizie che subisce, così come le nostre aziende avevano ed hanno bisogno di uno strumento di promozione, così nacque Salento doc un piano di comunicazione innovativa e strategica per promuovere i nostri prodotti. Infine parlando di politica, questo territorio è la Cenerentola di una regione troppo lontana da noi e dai nostri bisogni, per questo è nata la battaglia per la Regione Salento e per il riordino territoriale, per dare speranza, per prendere le redini della situazione in mano e per diventare fabbri del nostro destino.

Non possiamo non citare il suo impegno nel sociale. “Cuore Amico” è ormai una realtà consolidata e tante persone e bambini in difficoltà sono stati aiutati negli anni. Come è nata l’idea?

Cuore Amico è la mia creatura più bella, la più gentile. Cuore Amico adesso è una grande famiglia che ha raggiunto la maggiore età ed è formata, non solo da noi e da tutti i volontari, ma soprattutto dalle famiglie che in questi 18 anni abbiamo aiutato. Nasce dall’idea di dare supporto all’anello debole della società, i bambini disabili o con gravi malattie, ed è riuscita a coinvolgere tantissimi salentini che hanno dimostrato e dimostrano sempre una grande generosità.

Ha qualche aneddoto o ricordo particolare che vuole consegnarci?

Ogni momento passato con i nostri bambini speciali ogni storia che incrocio in questo percorso mi arricchisce e mi imprime la forza per continuare a combattere anche per loro. Però non posso non menzionare uno dei primi casi che mi diede proprio la giusta profondità della missione che stavamo compiendo. Nella prima edizione ero al telefono con la mamma di una bambina che aveva chiesto l’auto attrezzata e lei non voleva apparire, andare in televisione, mentre parlavamo iniziai a sentire da lontano le parole della figlia che diceva alla madre di voler essere la voce di chi ha i suoi problemi e di voler raccontare la sua disabilità e le difficoltà che viveva.  Fu quello il momento che aprì le porte a tutto quello che è venuto dopo. Non finirò mai di ringraziare i salentini per la vicinanza che ci fanno sentire e per il supporto che danno al nostro grande progetto solidarietà.

Il suo rapporto con la fede. Esiste? Esistono, nella sua vita così piena e indaffarata, momenti di pausa, di riflessione, di vicinanza a Dio?

La fede è un qualcosa di così intimo che non si può raccontare ma va vissuta in silenzio; per me Dio è presente sempre e lo sento ancora più vicino quando nei momenti di difficoltà ritrovo la forza per continuare ad andare avanti. Quella forza è la sua mano.

Ha mai avuto dei rimpianti? Che cosa cambierebbe, se potesse, del suo percorso personale e professionale?

Sono molto riflessivo e come ho detto prima perfezionista. Rimpianti non ne ho perché ho fatto sempre tutto con amore. Forse non aver continuato a studiare e suonare musica; sì, adorando la musica, mi manca molto non fare il musicista. Del mio percorso non cambierei nulla, ho sempre fatto e scelto ciò che ho voluto in piena libertà, nemmeno i miei errori perché forse proprio grazie ai miei errori sono maturato e sono la persona che oggi è ancora in campo e ancora attivo.

Il futuro. Che cosa prevede? Quale il prossimo traguardo?

Il futuro per me è oggi, è ogni giorno, il futuro arriva così velocemente e preferisco non prevedere nulla ma lavorare per non farmi trovare mai impreparato e spero che qualcosa di bello, di più bello, possa accadere da un momento all’altro.

 

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