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Periodo di pandemia, periodo di profonda incertezza. È innegabile: il virus ha scalfito le nostre sicurezze, ha spazzato via le protezioni dorate delle nostre comodità, ha messo in evidenza fragilità e debolezze.

 

 

Probabilmente in alcuni casi (troppi) ha fatto emergere il lato peggiore dell’essere umano. Altrettanto innegabile è il fatto che il disorientamento diffuso dal Covid-19 ha coinvolto anche la famiglia. Ha richiesto un drastico mutamento degli stili di vita; ha modificato drasticamente l’organizzazione degli spazi, dei tempi e delle pratiche attorno alle quali ciascun nucleo familiare gestiva la vita quotidiana; spesso ha anche indebolito i legami; ha fatto emergere problemi che la frenesia della vita di ogni giorno lasciava nello stato di latenza.

Di fronte a questo scenario, ci si chiede quali possano essere le prospettive, o almeno le chiavi di lettura, idonee a orientare una riprogettazione delle istanze, delle funzioni e del significato che può assumere la famiglia nel tempo della pandemia.

La risposta a tale quesito non è agevole, sia perché è difficile da rintracciare, sia perché, una volta rintracciata, può sembrare gravata dal limite del paradosso.

Può sembrare quasi una battuta ironica, eppure, se la famiglia vuole recuperare un senso in questi tempi difficili, l’unica strada che può percorrere è quella di fare riferimento alla sua vocazione tradizionale: quella di essere sede di forti legami di attaccamento; di essere luogo di costruzione e sperimentazione di quei legami che restituiscono sicurezza, mettono al riparo dall’ansia generata dall’incertezza; di istituirsi come uno spazio di vita che, nonostante la crisi, restituisce fiducia e fa ritrovare la speranza nel futuro.

Il paradosso sta proprio in questo: la famiglia in crisi può ritrovare un senso proprio nella sua intrinseca capacità di proporsi come un sistema di relazioni che argina i rischi indotti dalla crisi.

La famiglia porta con se il problema e la soluzione. In questo risiede la sua forza. Nonostante il deterioramento indotto dalla pandemia, essa si profila come uno spazio che consente di credere ancora che la solidarietà è ancora possibile, che la perdita di tutto non implica necessariamente lo smarrimento dell’essenziale; che il virus può sottrarci al mondo, ma non avrà mai la capacità di sottrarci a noi stessi e all’amore di chi ci vuole bene.

Certo: la soluzione del paradosso non arriva da sé; richiede impegno. È possibile soltanto nella misura in cui ciascuno riesce a guardarsi dentro, a guardare ai suoi legami significativi e a ritrovare la forza generativa di vita che agisce al loro interno. Anche questo non è facile. Ma non è impossibile. Nel migliore dei casi, conviene almeno provarci.

 

Scuola Diocesana di formazione teologica

Forum Famiglie Puglia