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Don Michele Falabretti, è responsabile del servizio nazionale per la Pastorale giovanile della Cei, e ha testimoniato come la vita comunitaria, e le attività pastorali, possano andare avanti anche in tempo di Coronavirus.

 

 

Trasformare la rete in un ambiente familiare, significa, secondo il responsabile nazionale, provare a sfruttare le potenzialità, per creare scambi, legami e far sentire le persone vicine dentro un cammino comune.

La comunicazione non deve essere assolutamente solo il parlare di preti, testimoni, educatori ma scambio, condivisione in famiglia .

Fare in modo che tutti diventano protagonisti abolendo la partecipazione passiva.

La catechista che entra nelle famiglie dei ragazzi attraverso una chat, è un messaggio potente! La comunità non è fatta solo dal sacerdote! Interagire anche solo per pochi minuti con una famiglia, affidare un'attività da realizzare in casa è un modo per responsabilizzare ciascuno, ai percorsi familiari.

Un animatore che chiede una restituzione di testi, immagini o video, da pubblicare su un profilo parrocchiale, crea una condivisione che può rimandare anche a momenti di vita comunitaria in presenza.

Oppure un gruppo di adolescenti può fare dell'incontro in chat fino a un cineforum per discutere su un film a tema.

Questo non deve essere il tempo del lamento. Agli italiani non manca la creatività.

La speranza è che ognuno di noi possa accendere una piccola scintilla, che liberi una luce, in vista dell'Avvento: la speranza che ci chiama

 

Scuola Diocesana di formazione teologica

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