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 “Le tecnologie digitali vanno a toccare lo specifico umano, l’intelligenza e la libertà che insieme guidano la volontà”-

 

Ne è convinto mons. Mauro Cozzoli, ordinario teologia morale presso la Pontificia Università Lateranense. Nel suo intervento all’incontro AI4Docs in corso al Policlinico Gemelli di Roma e intitolato “Opportunità e rischi dell’intelligenza artificiale in medicina”.

Cozzoli spiega: “Queste intelligenze pongono interrogativi antropologici etici e morali ma costituiscono anche grandissime opportunità che Dio continua a darci perché estendono le nostre capacità di dominare il mondo in modo responsabile, intelligente e orientato verso una maggiore umanizzazione”.

“Esse - prosegue il teologo pugliese - toccano e superano la nostra capacità dell’intelligere e del volere. Rischiamo di diventarne vittime dimenticando che esse sono un artificio, uno strumento e tali devono restare. Le intelligenze artificiali devono essere al servizio dell’intelligenza e della libertà umana”.

Il rischio maggiore in medicina è “non tenere conto di avere a che fare con il malato che è una persona che porta sempre qualcosa di unico e incalcolabile. Le AI pensano e decidono per statistiche; la relazione medica è invece caratterizzata dall’empatia e dall’alleanza terapeutica, che l’intelligenza artificiale non è in grado di stabilire”. Di qui il rischio di una sorta di “algor-crazia, di dominio di un algoritmo egoista che può portare ad una diminuzione di umanità”.

 “L’algor-crazia - il monito conclusivo - essere superata dall’algor-etica, ma per questo dobbiamo sviluppare un umanesimo tecnologico indirizzandoci verso le medical and digital humanities”.

 

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