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“Prossimità, progettualità e creatività sono il taccuino su cui appuntare la narrazione della comunità”. È questa l’indicazione che il salentino Vincenzo Corrado, direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali (Ucs) della Cei.

È questo il messaggio affidato ai direttori diocesani di recente nomina. tra cui il direttore leccese don Antonio Murrone - riuniti a Roma per una Giornata di riflessione e confronto sull’identità della missione.

La prossimità, ha spiegato, è “la carta d’identità del ‘comunicatore di comunità’, di colui che si fa simile all’altro e, insieme, tessono le trame del territorio”. 

Il neo direttore dell’Ucs ha poi fatto riferimento alla progettualità che, ha osservato, è “la capacità di guardare continuamente ai percorsi da intraprendere e di disegnare linee chiare per dare alle idee basi solide”.

“I territori - ha rilevato - sono come grandi cantieri che non chiudono mai, sempre pronti a osare, a rimettersi in cammino, a risalire sulle impalcature dopo il giusto riposo”. 

Un altro elemento fondamentale, per Corrado, è la creatività, che rappresenta “l’antivirus a ogni autoreferenzialita’”. L’attenzione, ha indicato, “non deve cadere sul ‘che cosa’ si fa, ma sul ‘come’ lo si fa”. Ecco allora che, ha aggiunto, è “quanto mai urgente trovare la strada per capire che lasciarsi pro-vocare non è cadere in contestazione per finezze intellettualoidi o alibi per risse, ma piuttosto raccogliersi in silenzio e ascoltare a cosa ci chiama la comunità”. Nell’ottica di una Chiesa in uscita così come chiede Papa Francesco, è giunto il momento di lavorare per una “comunicazione in uscita, schiva dalla paura che ci paralizza o dallo lancio eccessivo la cui conseguenza estrema è il non senso di ciò che si posta o si scrive - ha sottolineato ancora”.

Nel suo intervento, Corrado si è soffermato anche sulla sfida dei social network, sottolineando l’importanza dell’identità in quanto “ciò che si posta, si twitta o condivide non è mai espressione di un punto di vista personale ma anche del ruolo istituzionale che si ricopre’”. Ecco allora, ha spiegato Corrado, che è necessario “non approcciarsi ai social con le logiche degli influencer: l’obiettivo non è il like ma l’amen, la Verità, che implica un convinto affidamento”. Occorre poi “puntare alla costruzione di comunità più che alla divisione in tifoserie contrapposte”, “non sottovalutare il linguaggio e dunque non utilizzare mai parole che raccontano solo il proprio ego”.
Secondo il direttore Ucs, è fondamentale “usare sempre i social con maturità umana”, “far tesoro della ricchezza della propria spiritualità”, cercando di “essere originali” senza “agire mai da sprovveduti” e impegnandosi “per una formazione continua e permanente, un processo difficile ed estremamente impegnativo che vale la pena percorrere perché - ha concluso - in questo modo è possibile perseguire una comunicazione vera, frutto di un linguaggio efficace e performativo”.