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“L’Evangelii gaudium”, l’esortazione apostolica di Papa Francesco, “come carta costituzionale” del suo prossimo mandato episcopale.

 

Si è presentato così ieri mattina don Angelo Panzetta nella Cattedrale di San Cataldo a Taranto, mentre in contemporanea nella Sala stampa Vaticana veniva comunicata la sua nomina ad arcivescovo della diocesi di Crotone-San Severina.

“È una settimana che non dormo per l’emozione e la trepidazione. In pratica, da quando lo so” - ha detto sorridendo il prete tarantino, la cui celebrazione di consacrazione si terrà il 27 dicembre nella concattedrale di Taranto.

“Ho avvertito da subito su di me l’affetto, la preghiera della Chiesa, la fiducia del Santo Padre, l’amore filiale di mons. Santoro e mons. Benigno Papa (vescovo emerito della diocesi ionica, ndr). Ho timori per la grandezza del compito - ha proseguito - però mi fido ciecamente della grazia di Dio e dell’aiuto della Vergine”.

Don Panzetta è figlio di un operaio che ha lavorato tutta la vita nell’ex Italsider di Taranto, poi Ilva, nell’ultimo anno ArcelorMittal Italia. “Mio padre era alla distillazione del benzolo, nei sottoprodotti, ho nel naso ancora quell’odore. Ed è un segno di speranza per me questa nomina proprio in questo momento difficile per la mia città. Sono certo che, con l’aiuto del Signore, chi ha la responsabilità di guidare la cosa pubblica troverà una strada che possa venire incontro alle legittime esigenze di tutti. La mia preghiera di questi giorni sarà per la mia diocesi e in particolare per questa situazione”.

Da cosa partire come arcivescovo di una terra così complessa? “Ho in mente l’Evangelii gaudium di Papa Francesco, quella è la carta costituzionale a cui mi ispirerò ed è quello che cercherò di fare durante la mia vita di vescovo, che poi è l’idea che lo stesso Santo Padre sta cercando di veicolare. Quello sarà il mio modello. Un modello che il Papa porta avanti con le parole e con l’esempio di vita. No, non mi aspettavo questa nomina. Certo, ogni tanto qualcuno mi diceva qualcosa, era più un auspicio, però sono cose che se non ci mette la mano Dio, non si compiono. Io sono stato un prete felice ed avevo già più di quanto sperassi. Adesso, spero, con l’aiuto dall’Alto, di essere anche un vescovo felice”.

 

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Per ministranti, ragazzi e ragazze, dagli 11 ai 14 anni, che desiderano scoprire la propria vocazione.

 

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