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“Quando si vivono queste esperienze ci si accorge che le differenze non sono un ostacolo ma una ricchezza che dobbiamo saper valorizzare e che rendono appassionante l’incontro. E oggi la Chiesa, in questo, è un punto privilegiato”.

 

Queste le parole di don Gianni De Robertis, direttore della Fondazione Migrantes della Cei, a margine dell’incontro, ieri sera, alla Carta di Leuca, il meeting dei giovani del Mediterraneo che in questi giorni a Santa Maria di Leuca, hanno discusso e vissuto insieme l’esperienza della condivisione e del dialogo.

Più di 130 giovani da 23 Paesi diversi per camminare insieme verso un percorso di “amicizia, condivisione e confronto e di contatto con il tessuto dei paesi in cui si spostavano questi giovani”, ha sottolineato don De Robertis, in un clima che ha generato “confidenze e racconti. Alcuni ragazzi - dice - hanno raccontato il proprio viaggio al cui termine, sulle nostre coste, hanno ricevuto un sorriso, una parola di conforto, che in quei momenti sono forse le cose più necessarie”.

Don De Robertis, poi, nell’incontro che ha preceduto la marcia notturna da Alessano al santuario della Madonna di Finibus Terrae a Leuca, ha sottolineato che “anche se viviamo momenti bui in Italia e non solo, come dice Papa Francesco parlando di una terza guerra mondiale a pezzi, i giovani presenti oggi hanno voluto dire che non si rassegnano alla violenza ma continuano a camminare verso la luce”.

Due punti ha voluto infine marcare don De Robertis: “Innanzitutto quello che fa la differenza in Italia, quando si parla di migrazioni, è tra quelli che non hanno mai fatto un racconto ravvicinato e parlano per categorie e quelli che hanno voluto vivere questo incontro e parlano di persone reali con nomi, così come faceva don Tonino Bello dando un nome a ciascuno dei nostri fratelli. Non accontentiamoci quindi dei luoghi comuni e delle notizie prese dai social. E poi dobbiamo quindi riconoscere il volto di un fratello, anche in questi giorni nei quali ci sono persone sfuggite a un naufragio ma che ancora non sono accolte nelle nostre città”.

 

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