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Il nuovo libro di mons. Marcello Semeraro “Ascoltare e curare il cuore. Il discernimento nella vita dei pastori della Chiesa” è stato il dono di Papa Francesco ai Nunzi apostolici riuniti in questi giorni in Vaticano e ricevuti ieri in udienza dal Santo Padre.

Il volume pubblicato dalla casa editrice LEV raccoglie tre lettere pastorali di monsignor Semeraro (“Custodiamo il nostro desiderio”, “In Te la sorgente della vita” e “Uomini di un discernimento incarnato”) in cui il vescovo di Albano affronta il tema del discernimento spirituale nella vita del sacerdote, sia a livello personale che nell’esercizio del suo ministero.

“È inconciliabile l’essere rappresentante pontificio con il criticare alle spalle il Papa, avere dei blog o addirittura unirsi a gruppi ostili a lui, alla Curia e alla Chiesa di Roma”, ha detto Francesco nella parte centrale del testo consegnato durante l’udienza concessa ai rappresentanti pontifici, dedicata alla figura del nunzio come “uomo del Papa”.

“In quanto rappresentante pontificio il nunzio non rappresenta sé stesso ma il successore di Pietro e agisce per suo conto presso la Chiesa e i Governi, cioè concretizza, attua e simboleggia la presenza del Papa tra i fedeli e le popolazioni”, ha ricordato Francesco, secondo il quale “è bello che in diversi Paesi la nunziatura viene chiamata ‘Casa del Papa’”. “Certamente ogni persona potrebbe avere delle riserve, simpatie e antipatie - ammette il Santo Padre - ma un buon nunzio non può essere ipocrita perché il rappresentante è un tramite, o meglio, un ponte di collegamento tra il vicario di Cristo e le persone a cui è stato inviato, in una determinata zona, per la quale è stato nominato e inviato dallo stesso Romano Pontefice”.
“La vostra missione, dunque, è molto impegnativa perché richiede disponibilità e flessibilità, umiltà, impeccabile professionalità, capacità di comunicazione e di negoziazione”, le parole rivolte dal Papa ai diplomatici vaticani: “Richiede frequenti spostamenti in automobile e lunghi viaggi, cioè vivere con la valigia sempre pronta”. “Essendo inviato del Papa e della Chiesa, il nunzio dev’essere predisposto per i rapporti umani, avere una naturale inclinazione per le relazioni interpersonali, cioè essere vicino ai fedeli, ai sacerdoti, ai Vescovi locali, e anche agli altri diplomatici e ai governanti”, scrive Francesco, secondo il quale “il servizio del rappresentante è anche quello di visitare le comunità dove il Papa non riesce a recarsi, assicurando loro la vicinanza di Cristo e della Chiesa”, come raccomandava Paolo VI. In qualità di rappresentante, inoltre, il nunzio “deve continuamente aggiornarsi e studiare, in modo da conoscere bene il pensiero e le istruzioni di chi rappresenta” “ha anche il dovere di aggiornare e informare continuamente il Papa sulle diverse situazioni e sui mutamenti ecclesiastici e sociopolitici del Paese a cui inviato”.

 

 

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